Le Marche, c’era una volta l’Italia di mezzo

L'analisi di come sono cambiati i marchigiani nel seminario #marcheuropa promosso dalla Regione

Il legame tra realtà e percezione ha da sempre affascinato filosofi e studiosi d’ogni genere. Le ragioni sono molteplici: senza dubbio, una di queste è la necessità di comprendere e, successivamente, spiegare la situazione culturale del Paese in un determinato momento storico; ma ciò che più interessa maggiormente, a maggior ragione oggi, dopo l’avvento della crisi economica, è il rapporto tra paura e speranza nella popolazione.

Prendendo spunto dalla riforma costituzionale varata nei giorni scorsi dal Parlamento, in attesa del referendum confermativo di ottobre, oltre che dall’evoluzione dei rapporti legati alla Macro Regione Adriatico-Ionica e nell’ottica della ricerca di forme di aggregazione tali da poter garantire l’accesso ai finanziamenti europei, il Consiglio regionale delle Marche promuove un ciclo di seminari di approfondimento destinati agli amministratori Under 40 dell’intero territorio.

IMG_20160415_140938“#marcheuropa”, questo il titolo scelto, ha avuto inizio ieri, venerdì 15 aprile, presso la sede dell’Istao (Istituto Adriano Olivetti) di Ancona, nello scenario di Villa Favorita. Tre gli appuntamenti complessivi previsti (oltre a quello scorso, gli amministratori della regione ammessi si ritroveranno il 13 maggio e il 17 giugno per approfondire e confrontarsi su un’agenda condivisa per una “regione europea”.

Ai percorsi di riordino del sistema Italia, dalle autonomie locali alle regioni, fino alle nuove realtà di area vasta, con ospite speciale il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per gli Affari regionali Gianclaudio Bressa, infatti, il convegno aperto dall’ex consigliere regionale Pietro Marcolini, ora presidente Istao, ha visto unirsi, nella sua prima parte, il resoconto della ricerca svolta da LaPolis sul tema della marchigianità: “Come sono cambiati i marchigiani? Opinioni e orientamenti. Di ieri e di oggi”.

Il professor Ilvo Diamanti
Il professor Ilvo Diamanti

Tre i relatori: Luigi Ceccarini, Fabio Bordignon e, in particolare, il professor Ilvo Diamanti, in questo caso in qualità di rappresentanti dell’Università di Urbino “Carlo Bo”. Molti gli spunti, tra i quali si segnalano la priorità data dai marchigiani al bisogno occupazionale (il 45% delle persone intervistate) e dell’interesse verso la qualità dei servizi sociali e sanitari (20% del campione). A questi due dati sono direttamente collegati, secondo la ricerca, la denuncia del declino delle opportunità lavorative (57%) e degli stessi servizi sanitari (55%). Al 40% la soddisfazione riguardo la Scuola pubblica, mentre intorno al 30% si posizionano il gradimento delle ferrovie e dei trasporti urbani (rispettivamente 32 e 35%).

IMG_20160415_111742“Nonostante la percezione diffusa di un deterioramento delle condizioni di vita – si legge nell’abstract di Lapolis -, l’83% degli intervistati si ritiene soddisfatto (molto o abbastanza) di vivere nelle Marche; inoltre, una maggioranza relativa, il 48%, continua a ritenere che nelle Marche si viva meglio che nelle altre Regioni”. Tuttavia, il professor Diamanti, al quale sono spettate le conclusioni, ha definito i risultati della ricerca la conferma del passaggio delle Marche da “Italia di mezzo” (o terza Italia, per le sue peculiarità) a regione “in mezzo all’Italia”, descrivendo quelle qualità che si stanno progressivamente uniformando al resto del Paese, sia per aspettative, che per le problematiche rilevate dai cittadini.

“Assume un valore fondamentale il rapporto tra paura e speranza – ha detto Diamanti – e, di conseguenza, il patrimonio sociale delle Marche. Viviamo in una società liquida dove la paura è invece molto concreta e socialmente diffusa. In senso generale, bisogna tornare a delineare i nostri confini per conoscere noi stessi ed evitare di costruire muri che non servono a nulla. Riscoprire il nostro ruolo ci permette di comunicare e vivere in comunità – ha aggiunto -, per che più un individuo si sente solo, più ha paura, mentre più svolge delle relazioni sociali, maggiore è la sua partecipazione. Il legame col territorio – ha concluso Diamanti -, è questo il vero antidoto alla paura”.

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