Una storia lunga trent’anni, giovane eppure costellata di iniziative, volti, ed esperienze che hanno regalato alle Marche un giornalismo di qualità, destinato a crescere sempre più. L’Ordine dei Giornalisti delle Marche (www.odg.marche.it), sabato 16 aprile, a Senigallia, ha celebrato con un prestigioso evento l’anniversario della sua istituzione, avvenuta nel 1986.

789671-trentennale copiaDue le sessioni di lavoro, coordinate dal conduttore Paolo Notari, con momenti formativi, svoltisi al mattino e al pomeriggio, rivolti agli iscritti all’albo dei Pubblicisti e dei Professionisti marchigiani, con l’intento di analizzare i cambiamenti intercorsi in questo ultimo trentennio nel giornalismo locale, anche alla luce delle novità che stanno interessando lo stesso Odg sul piano nazionale.

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Monsignor Franco Manenti, neo vescovo di Senigallia, rivolge il suo saluto ai giornalisti

“Benedetti” dal caloroso saluto iniziale del vescovo di Senigallia, monsignor Franco Manenti – «Non c’è vita senza comunicazione e grazie al modo in cui comunicate questo territorio può conoscere l’integazione», ha ricordato il presule – e introdotti dall’excursus storico per voce di Dario Gattafoni, attuale presidente dell’Odg Marche, che ha rivolto un pensiero particolare anche ai diversi colleghi scomparsi (da Tonino Carino a Maria Grazia Capulli, fino alla recentissima improvvisa scomparsa di Aleandro De Silvestre), i partecipanti sono stati accolti dal sindaco della città e presidente Anci Marche, Maurizio Mangialardi. «Abbiamo bisogno di un pluralismo informativo per la nostra regione “al plurale” e di comunicatori capaci di svolgere questa professione con responsabilità e competenza», ha affermato il Primo cittadino ha dichiarato di «non temere il dialogo con la stampa», auspicando ad un «giornalismo in grado di fare approfondimento serio, contestualizzando bene i fatti: in questa società dei tweet e dell’immediatezza, dove spesso sono la banalità e la superficialità a condizionare l’opinione pubblica, il futuro sarà favorevole a chi si dimostrerà adeguato nel proprio lavoro».

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Ai giovani e alle prospettive che attendono le nuove “leve” che si affacciano alla professione si è rivolta anche Barbara Capponi (leggi qui l’articolo), conduttrice del Tg1 che, citando l’«indispensabile gavetta» con cui da Pedaso è approdata in Rai, a Roma, ha richiamato quella «determinazione, unita alla passione» che può spalancare le porte «del mestiere più bello del mondo» (in aggiornamento, l’intervista rilasciata dalla giornalista a Emmausoline). Un mestiere che, nelle Marche, vanta tra l’altro un’invidiabile eccellenza nell’Istituto di Formazione al Giornalismo di Urbino, i cui corsi sono oggi diretti da Gianni Rossetti. Un riferimento anche al non propriamente roseo panorama della stampa attuale e alla riforma in atto al Governo sull’editoria è venuto poi da Antonio Mastrovincenzo, presidente del Consiglio regionale delle Marche.

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La giornalista marchigiana Barbara Capponi, volto del Tg1 in Rai

Quindi, i lavori sono entrati nel vivo grazie alla spigliata verve di Gianluca Semprini, giornalista di Sky e curatore dei corsi di Diretta all’Ifg di Urbino, che in un efficace talk, ha cercato di spiegare qual è «L’Ordine dei giornalisti nell’era digitale» intrattenendo Enzo Iacopino, presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, e Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e vice presidente nazionale Pd. Un dibattito non scontato e coinvolgente in cui i due rappresentanti non si sono sottratti alle domande più scomode, partendo da un dato di fatto: la televisione ha saputo raggiungere 50 milioni di persone in 15 anni, Facebook ha impiegato solo 9 mesi.

“Schiavitù” nel lavoro giornalistico, emergenza dei migranti, modifiche dell’Odg, sistema pensionistico e intercettazioni («Non siamo la buca delle lettere, ma tenuti a raccontare ciò che è di interesse pubblico», ha precisato Iacopino sulla scottante questione): questi i temi principali affrontati durante il forum, conclusosi con un’esortazione da entrambi gli osservatori. «I cittadini non sono idioti e sono in grado di valutare da soli la qualità dell’informazione. A noi, il dovere di lavorare nel rispetto della verità che raccontiamo e delle persone protagoniste delle storie: è quello stesso rispetto a farsi, poi, “contagioso” negli altri. La nostra professione si fa in un solo modo: tenendo la schiena dritta, perchè per dimostrare di essere più forti non serve urlare ma dimostrare di rispettare le regole dettate dal buon senso».

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Da sinistra, Iacopino, Semprini e Ricci

Ordine-giornalisti-tessera-rossa-2Questo quanto ribadito dal presidente nazionale dell’Odg, a cui si è aggiunto anche il messaggio del segretario nazionale Paolo Pirovano, forte nel chiarire che «comunicare ed informare non è la stessa cosa, e l’Ordine serve proprio a tutelare questa distinzione». Dunque, l’auspicio del sindaco Ricci, con uno sguardo rivolto alla ripresa e allo sviluppo della regione, in ogni suo settore: «I marchigiani, abituati a ragionare per “campanili”, devono sforzarsi di uscire dalla logica che li ha sempre accompagnati finora. Essere di provincia non equivale ad essere provinciali e la sfida che la crisi ci pone non può essere vinta dai singoli amministratori o imprenditori, ma dall’intera comunità unita nel fare squadra».

resizeAd analizzare lo “stato di salute” del giornalismo marchigiano c’hanno poi pensato Lella Mazzoli, docente presso l’Università di Urbino e direttore dell’Ifg di Urbino, che ha presentato un’indagine su «Come si informano gli italiani», con percentuali interessanti (la ricerca è consultabile su www.news-italia.it) che delineano le tendenze, le abitudini e le preferenze degli utenti, «oggi più che mai digital news consumer», di fronte all’immensa offerta informativa globale, potenziata dalle risorse della Rete.

Il sindaco Mangialardi premia Lella Mazzoli
Il sindaco Mangialardi premia Lella Mazzoli

Nel corso della giornata, inoltre, uno spazio è stato riservato anche al ricordo dei tanti nomi “storici” (tra gli altri, Carlo D’Ettorre e Adelio Pistelli) che hanno contribuito, nel corso degli anni, a rendere la solida la storia dell’Odg e al riconoscimento di figure preziose in questo cammino. Oltre a Lella Mazzoli, sono stati premiati per il loro impegno giornalistico a favore dell’Ordine anche Luciano Gambucci, Dario Di Liberato e Nicola Di Francesco.

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Il maceratese Alessandro Feliziani

Il percorso dell’Ordine dei giornalisti delle Marche – come ha ricordato anche Alessandro Feliziani, componente del Consiglio territoriale di disciplina dell’Odg regionale, “fotografando”, con cifre e statistiche, la situazione attuale e illustrando una ricerca su «Il Giornalismo marchigiano 2006/2016» – inizia nel giugno di 30 anni fa, a seguito delle prime elezioni cui furono chiamati a votare i colleghi residenti nella regione: l’Odg fu istituito formalmente con un decreto alla fine del 1985. Il 28 dicembre di quell’anno, infatti, il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, firmò il Dpr. 937, poi pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 5 marzo successivo, con il quale – a conclusione di una procedura promossa due anni prima dal Sigim, d’intesa con l’Associazione stampa di Bologna – fu decretata la separazione dell’Ordine interregionale Emilia Romagna–Marche in due circoscrizioni autonome, corrispondenti alle due regioni. imageLe prime elezioni degli organi dell’Ordine marchigiano (15 e 22 giugno 1986) furono indette dal Commissario straordinario Aureliano Bassani, incaricato di sovrintendere agli adempimenti costitutivi. Ad oggi, il Consiglio regionale dei giornalisti delle Marche è composto da: Dario Gattafoni (presidente), Nicola Di Francesco (vice presidente), Stefano Fabrizi (segretario), Luca Romagnoli (tesoriere), Simonetta Marfoglia, Franco De Marco, Patrizio Patrizi, Giuseppe Poli e Gabriele Vincenzi (consiglieri).

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Il segretario nazionale dell’Odg, Paolo Pirovano, a sinistra, premia il fabrianese Luciano Gambucci
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Iacopino con, a destra, Nicola Di Francesco

 

Giannetto Rossetti, già presidente dell'Odg Marche
Giannetto Rossetti, già presidente dell’Odg Marche

Hanno chiuso l’intesa carrellata di interventi il report, a cura degli studenti dell’Ifg di Urbino diretti da Rossetti, che hanno realizzato una serie di inchieste-video su «La carta stampata nelle Marche», «La tv, pubblica e privata», «Trent’anni di radio nelle Marche» e «Cosa c’è dopo l’era della carta: le testate on line», indagando sulle redazioni e sulle redazioni giornalistiche regionali. A presentare i lavori, le due giovani stagiste Lucia Gabani e Valentina Ruggiu.

Infine, il brioso e lungimirante intervento di Mario Tedeschini Lalli, vice responsabile innovazione e sviluppo del Gruppo editoriale L’Espressodocente di Giornalismo digitale a Urbino. A proposito di «Giornalismo e cultura digitale, tutto quello che non osate chiedere», il professore giornalista ha ben tratteggiato le dimensioni dell’«universo digitale che abitiamo e che non possiamo raccontare se non impariamo a conoscerlo», spiegando come il giornalista dell’era contemporanea («non esiste più differenza tra il cronista analogico e quello digitale») è chiamato a mettere in atto strategie mediatiche “architettoniche”, per creare, attraverso le piattaforme più evolute, gli ambienti in cui coinvolgere utenti e lettori. Riferendosi a numerosi e noti esempi del giornalismo americano, Tedeschini ha definito il digitale «il mondo del quanto basta» e, citando regole ben scandite dalle dinamiche dei social network, ha esortato a «reinventare questa professione ponendoci come nuovi produttori di significato, dotati di una sapienza giornalistica che unisce la tecnica alla scrittura».

Mario Tedeschini Lalli, docente universitario ed esperto di cultura digitale
Mario Tedeschini Lalli, docente universitario ed esperto di cultura digitale

Un orizzonte tutto da scrivere, insomma, per l’Ordine dei Giornalisti marchigiano, alle prese con strumenti innovativi e in attesa di un nuovo assetto sotto il profilo normativo, di futuri iscritti e, soprattutto, di notizie ogni giorno meritevoli di attenzione.

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Il presidente dell’Odg Marche Dario Gattafoni con la segreteria di Ancona
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Anche la giornalista siriana Asmae Dachan presente al trentennale

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