Umiltà, curiosità e passione. Sono questi gli “ingredienti” su cui si fonda quello che lei definisce «il mestiere più bello del mondo», che «continua ad ispirare il grande schermo» e che esige competenza. Perchè fare il giornalista vuol dire «avere tenace determinazione e un’adeguata preparazione, specialmente oggi che il panorama dei mezzi a disposizione evolve costantemente e ci sono miriadi di informazioni che, letteralmente, bombardano la retina degli spettatori».

Parola di Barbara Capponi, da Pedaso. Inizia da lì, infatti, da un piccolo paese delle Marche, «da una famiglia semplicissima e senza particolari conoscenze di “potere”», una carriera bella quanto la sua espressione e il volto luminoso con cui l’abbiamo imparata a conoscere dagli schermi del Tg1.

Barbara Capponi con Luigi Lacchè, rettore dell'Unimc (foto Corriere Adriatico)
Barbara Capponi con Luigi Lacchè, rettore dell’Unimc
(foto Corriere Adriatico)

Dalle testate locali, in cui ha maturato la necessaria esperienza, l’arrivo nell’azienda Rai ha rappresentato un traguardo meritato e conquistato passo dopo passo. Nata il 13 gennaio 1968 a Fermo, ha debuttato anche come conduttrice in Estate in diretta, al fianco di Marco Liorni. Più volte ospite a Macerata, città a cui è legatissima, nel 2014 è stata insignita del premio Laureato dell’anno dall’Ateneo in cui ha compiuto gli studi in Giurisprudenza.

Oggi che, da anni ormai, è cittadina romana, lo sguardo attento e prodigo di consigli incoraggianti è rivolto a chi si approccia a questa professione, senza mai dimenticare le origini marchigiane. Barbara, difatti, ha volutamente deciso di rimanere iscritta all’albo dell’Ordine dei giornalisti della sua regione, a rimarcare l’indissolubile attaccamento alla sua terra. La incontriamo in occasione del trentennale dell’Odg Marche, (Qui il servizio) dove ha portato un saluto, raccontando la propria storia lavorativa.

La giornalista del Tg1 a Senigallia, in occasione dei 30 anni dalla nascita dell'Ordine dei giornalisti delle Marche
La giornalista del Tg1 a Senigallia, in occasione dei 30 anni dalla nascita dell’Ordine dei giornalisti delle Marche

Barbara Capponi, una marchigiana che ce l’ha fatta. Nel volume edito in occasione dell’anniversario fa un certo effetto vedere il nome di una collega popolarissima nel panorama nazionale che però non ha smarrito la genuina spontaneità, tipica di questa terra…

Sono iscritta all’albo marchigiano dal 1999 anche se vivo a Roma da parecchi anni e per me essere qui oggi è un sincero segno di vicinanza all’Odg regionale, che mi ha sempre sostenuto e che per me rimane un punto di riferimento importantissimo, sia da un punto di vista etico, sia per quanto riguarda le indicazioni prettamente professionali. Condividere questa festa oggi significa poi ritornare nella mia terra, nelle mie Marche. Ho sempre mantenuto un forte legame con quelle che sono le mie radici: in questa terra mi sono formata culturalmente, qui ho iniziato il mio percorso lavorativo, attraverso quella “gavetta” che oggi sembra non andare più tanto di moda… Ho iniziato, giovanissima, con le mie prime collaborazioni con le televisioni private, poi sono arrivate quelle con le testate giornalistiche locali. Via via, ho acquisito una vera formazione “sul campo”, che si è rivelata utilissima per entrare in Rai. Mi sento orgogliosa di lavorare per questa azienda sotrica che, veramente, porta il mondo nelle case degli italiani e il cui telegiornale, nella prima rete, continua ad avere la leadership di ascolti.

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La Capponi durante l’intervista per Emmausonline

Vista da un osservatorio privilegiato, come sta cambiando la professione?

Naturalmente anche noi in Rai, come ogni ambito giornalistico, facciamo i conti con un’informazione che passa un po’ attraverso tutti i social, con i blog, con gli smartphone. A livello televisivo, lavoro in un telegiornale che deve mantenere quelle caratteristiche di completezza dell’informazione e che, comunque, deve poter fornire un quadro dando delle notizie utili sugli avvenimenti del giorno in Italia e all’estero. Si tratta di un modo di fare informazione ancora tradizionale, anche se sta cambiando: il telegiornalismo sta evolvendo nelle immagini e nel linguaggio con cui si raccontano i fatti. Certo è che, in questa ottica di trasformazione mediatica, il ruolo del giornalista a cui siamo abituati va un po’ rivisto. Urge ancor più qualificazione, per saper orientare chi è travolto da tante informazioni e saper selezionare le notizie, dando loro un senso e una chiave di lettura interpretativa. Tutto oggigiorno è possibile attraverso un tablet, uno smartphone o un tweet, ma è altrettanto doverso mantenere, sempre e comunque, il pieno rispetto della deontologia professionale e, soprattutto, il rispetto dei lettori.

La Capponi con Marco Liorni
La Capponi con Marco Liorni

Qual è il consiglio migliore da offrire a chi vuole cimentarsi nel mestiere giornalistico?

Non vorrei apparire immodesta o presuntuosa, però davvero mi piacerebbe che la mia storia e il mio percorso vengano interpretati come qualcosa di positivo: un segnale e di incoraggiamento per tanti giovani che vogliono svolgere questa professione. Io son partita da un piccolo paese delle Marche, da una famiglia normale, però con grande impegno ho raggiunto i miei obiettivi. La passione che si nutre per il proprio lavoro, qualsiasi esso sia, fa davvero la differenza e raccontare ancora una volta quanto per me sia bello questo mestiere è un autentico privilegio.

Non è scontato ascoltare la testimonianza di una carriera che ha il sapore di una signorile bravura non ostentata e di un talento sempre garbatamente, efficacemente capace di bucare il video. Un esempio vincente, di chi conosce il prezzo del sacrificio. Barbara da alcuni anni prende parte al pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto e anche per il prossimo giugno garantisce la sua presenza allo stadio Helvia Recina. Per proseguire un cammino che, nel lavoro come nella vita, apre sempre a nuove e affascinanti mète.

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