Siamo nel tempo di Pasqua, tempo di gioia e di rendimento di grazie, tempo in cui celebriamo la luce del Risorto. Con il tempo di Pasqua le nostre comunità sono tornate a cantare “Alleluia!”, l’acclamazione gioiosa che annuncia il Vangelo, la buona novella, la Parola che ci nutre e ci dona la salvezza. Cantando “Alleluia!” è come se gridassimo al mondo intero con impeto e gioia “ti lodiamo Dio!”. Ma è proprio così?
Spesso l’acclamazione al Vangelo si riduce ad un rapido borbottìo, un farfugliamento disarticolato che accompagna lo stanco movimento di alzarsi in piedi, trascinando non solo le articolazioni, ma riducendo al minimo anche l’uso del muscolo linguale. Eppure “Alleluia!” è una acclamazione di grande potenza ed importanza!

Il termine acclamazione, in liturgia, caratterizza «tutto un insieme di formule liturgiche che non sono né antifone, né responsori, né orazioni, né esorcismi, e che nella loro brevità esprimono un augurio o un’affermazione di fede, un’invocazione o una supplica» (F. Cabrol in DAL, Dictionnaire d’ Archeologie chretienne et de Liturgie, I 253-254.)
Se le nostre assemblee liturgiche fossero entusiastiche, niente sarebbe più naturale e spontaneo che gridare «Alleluia!».
Non è una mia interpretazione personale, ma il magistero della Chiesa che lo chiede con chiarezza.

Nell’Ordinamento Generale del Messale Romano troviamo indicazioni specifiche e particolareggiate:
62. Dopo la lettura che precede immediatamente il Vangelo, si canta l’Alleluia o un altro canto stabilito dalle rubriche, come richiede il tempo liturgico. Tale acclamazione costituisce un rito o atto a sé stante, con il quale l’assemblea dei fedeli accoglie e saluta il Signore che sta per parlare nel Vangelo e con il canto manifesta la propria fede. Viene cantato da tutti stando in piedi, sotto la guida della schola o del cantore, e se il caso lo richiede, si ripete; il versetto invece viene cantato dalla schola o dal cantore.
a) L’Alleluia si canta in qualsiasi tempo, tranne in Quaresima. I versetti si scelgono dal Lezionario oppure dal Graduale.
b) In tempo di Quaresima, al posto dell’Alleluia si canta il versetto posto nel Lezionario prima del Vangelo. Si può anche cantare un altro salmo o tratto, come si trova nel Graduale.

63. Quando vi è una sola lettura prima del Vangelo:
a) nel tempo in cui si canta l’Alleluia, si può utilizzare o il salmo alleluiatico, oppure il salmo e l’Alleluia con il suo versetto,
b) nel tempo in cui non si canta l’Alleluia, si può eseguire o il salmo e il versetto prima del Vangelo o il salmo soltanto.
c) l’Alleluia e il versetto prima del Vangelo, se non si cantano, si possono tralasciare.

Quanto proposto è semplice da comprendere: se il nostro “Alleluia!” non si canta, non si celebra quel particolare ed unico rito.
Il nostro “Alleluia!” risponde a tutto ciò?
Siamo cristiani gioiosi e convinti o fedeli stanchi e annoiati?
Cantiamo con convinta esultanza il Cristo Risorto: Alleluia!

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