Al termine «repressione» preferisce di gran lunga la parola «contrasto», con cui esprime il senso del suo mandato, iniziato in provincia il 1° agosto 2015. Il questore di Macerata, Giancarlo Pallini, ha le idee chiare in fatto di sicurezza sul territorio e, certo che non viene meno la fiducia nelle forze dell’ordine, declina i vari aspetti del tema secondo un principio orientativo: «Occorre colpire il fenomeno delittuoso nel suo complesso e non concentrarsi solo sul soggetto che delinque, senza limitarsi a reprimere l’azione ma contrastando il pericolo che sopraggiunge».

Foto Questore OK
Il questore Pallini nel suo ufficio: si è insediato a Macerata il 1° agosto 2015

Nato a Casal di Principe (Ce) nel 1959, ha svolto la sua vita professionale essenzialmente nella città di Roma dove si è laureato in Scienze Politiche e ha conseguito il Master di II livello in Sicurezza, coordinamento interforze e Cooperazione internazionale. Entrato nella Polizia di Stato nel 1985, in trent’anni di attività ha alternato servizi sul territorio e al dipartimento della Pubblica Sicurezza. È stato dirigente del commissariato romano «Casilino Nuovo» e direttore di divisione presso la Direzione centrale della Polizia di Prevenzione.

È passato quasi un anno dal suo insediamento nella nostra provincia: l’attività del questore e della sua squadra è caratterizzata da un’attenzione mirata a tutti i contesti del territorio, con un impegno particolare sul fronte educativo e di sensibilizzazione nelle scuole. Ultimo, in ordine di tempo, il convegno promosso dalla Polizia di Stato e dalla Questura di Macerata in occasione della Giornata internazionale della donna, l’8 marzo scorso (guarda il video), con il coinvolgimento degli studenti maceratesi.

 

Dottor Pallini, si va sfatando il luogo comune che vuole Macerata “provincia tranquilla”, divisa tra entroterra placido e costa turbolenta?
Non è la provincia che deve essere tranquilla, ma ogni singolo cittadino che vive situazioni critiche: un furto che avviene nell’entroterra, più tranquillo rispetto alla costa, può infatti essere avvertito in maniera più grave. L’attenzione non va posta alle “classifiche” o ai confronti con le altre realtà territoriali: la tranquillità non esiste quando un abitante solleva la questione sicurezza e, sicuramente, margini di miglioramento nel contrastare degli episodi delittuosi qui ce ne sono.

In fatto di delinquenza, Porto Recanati, purtroppo molto spesso, fa rima con Hotel House, una delicata realtà verso cui riversare un’attenzione prioritaria…
Questo grosso edificio, con il suo immenso e indefinito agglomerato di persone, suscita preoccupazione e un senso di insicurezza, ma il controllo da parte della Polizia di Stato a Porto Recanati è costante, attraverso servizi ordinari e straordinari, tesi a verificare la regolarità dei titoli per la permanenza all’interno dello stabile di chi è presente negli appartamenti.

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Furti in casa, rapine nelle aziende e atti vandalici. Oltre ai tavoli di concertazione sul cosiddetto «controllo del vicinato», qual è il messaggio da rivolgere ai maceratesi? Gli allarmismi sono giustificati?
Il contrasto per l’attività di Polizia significa evitare allarmismo. In parallelo c’è l’impegno ad attivare tavoli di concertazione. La conoscenza reciproca e il dialogo sono fattori essenziali, quindi è importante il coinvolgimento da parte dei cittadini, con il controllo del vicinato, utilissimo nei piccoli centri urbani. I sindaci, ormai da tempo, sono parte attiva dei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica e dunque chiamati a incidere sulla vivibilità di un ambiente, sotto il profilo del degrado ambientale, dell’illuminazione pubblica, degli stabili abbandonati, che spesso sono ricettacolo di attività illegali, con la video sorveglianza. Sono tutti aspetti che servono alle forze di Polizia ordinarie per creare le condizioni di una sicurezza che non si limiti esclusivamente alla criminalità ma si estenda alla tranquilla ordinarietà della vita sociale.

«Occorre colpire il fenomeno delittuoso nel suo complesso e non concentrarsi solo su chi delinque, senza limitarsi a reprimere l’azione ma contrastando il pericolo che sopraggiunge»

hotelhouseL’urgente e crescente fenomeno migratorio interpella l’intera collettività locale: come creare i presupposti per un’integrazione intelligente?
In base alla mia competenza posso affermare che l’autorità di pubblica sicurezza sta lavorando affinché l’impatto dello straniero che sbarca improvvisamente, nelle coste del Sud Italia come a Macerata, chiedendo asilo, aderisca prima di tutto alla piena umanità, per far sentire questa persona a proprio agio. Rimane imprescindibile, ovviamente, la necessità di un’identificazione e dell’accertamento dei dati per ragioni di sicurezza. Non esistono soluzioni immediate, ma quel che sta accadendo in altri Paesi ci insegna, tuttavia, che l’integrazione è un percorso che si costruisce a partire da una degna accoglienza.

23914604982_0d202b3a2d_bSiamo nell’Anno giubilare e, con l’apertura della Porta Santa, nel dicembre scorso, anche Macerata ha vissuto un evento straordinario: come si è attivata la Questura di fronte all’affluenza in città di migliaia di fedeli?
Con il coordinamento del Prefetto l’impegno è stato dettagliato nei minimi particolari, tramite il controllo del territorio e l’attività informativa, che è stata potenziata per intuire se covassero delle situazioni che potessero mettere a rischio l’evento del 13 dicembre: a un mese esatto dai gravi episodi di Parigi non era escluso qualche pericoloso episodio di emulazione. Tanto Macerata quanto piazza San Pietro a Roma o i punti di riferimento delle più grandi città italiane, in questo momento, vanno monitorate con la medesima considerazione.

«All’Hotel House di Porto Recanati il controllo da parte della Polizia è costante, attraverso servizi ordinari e straordinari»

8390aa5ce8e50f32cee2f668a00694aa_XLQuando si affrontano questi temi, il pensiero corre inevitabilmente allo spaccio degli stupefacenti. Quali misure sta adottando la Polizia di Stato nel Maceratese per prevenire la piaga della droga, specie negli ambienti frequentati da minorenni?
Stiamo proseguendo con le azioni investigative, a partire dagli episodi di micro spaccio. Queste vengono comunque accompagnate anche da una attività investigativa di più ampio respiro nei confronti dei grossi trafficanti. Come Polizia siamo altamente consapevoli, inoltre, di quanto sia importante l’opera di prevenzione e di contatto con gli studenti: quindi, riteniamo basilare l’attività di sensibilizzazione nelle scuole, che abbiamo intenzione di programmare in maniera ancora più capillare per il prossimo anno. Nella mia esperienza ho anche collaborato con l’Unicri, l’organismo delle Nazioni Unite per la lotta al crimine organizzato in materia di stupefacenti, e credo fermamente che il ruolo del poliziotto non sia semplicemente repressivo ma, in primo luogo, educativo: il rispetto per la legalità si costruisce così.

L’esperienza l’ha portata ad occuparsi anche di sicurezza in ambito sportivo: si registrano particolari problemi allo stadio Helvia Recina in occasione delle partite di calcio?
Sono arrivato in un momento in cui il lavoro per adeguare lo stadio alle necessità della Lega Pr,o nel passaggio dal dilettantismo al professionismo, era già stato attuato dal mio predecessore e dai collaboratori che ho trovato. Devo dire che la tifoseria maceratese si è contraddistinta per l’assoluta correttezza, sostenendo la propria squadra in modo equilibrato. Sappiamo che episodi non felici avvengono nel corso del campionato di calcio negli stadi italiani, ma l’importante è che ci sia uniformità nell’attività in tutto il territorio nazionale: se noi per primi contravvenissimo a quanto disposto a livello centrale, rischieremmo di creare delle “isole” e generare nei tifosi quella confusione da cui derivano ingiustizie, agitazione e tensioni. Non dimentichiamoci che lo sport è anche spettacolo e che agli stadi si va c’è se esistono le condizioni di tranquillità per accedervi e assistere alle partite. 

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In un’ottica di sinergia, qual è la “rete” attraverso cui le Forze dell’Ordine, sulla base delle diverse competenze, operano nelle zone che abitiamo?
Lo sforzo da parte del dipartimento della Pubblica Sicurezza, in questo senso, è stato notevole negli ultimi anni, grazie alla costituzione di organismi specifici. Esistono le riunioni di coordinamento con il Prefetto (di cui fanno parte tutte le forze di Polizia), esistono i tavoli tecnici del questore, che servono per delineare le attività da svolgere in occasione di grandi eventi. Si tratta di un confronto utile con tutti gli enti chiamati in causa per contribuire alla riuscita dell’iniziativa sotto ogni profilo. Debbo riconoscere che il Ministero dell’Interno mostra grande consapevolezza del problema e nel tempo ha progressivamente realizzato le condizioni perché questa sinergia venga realizzata concretamente. Insieme, attraverso una concertazione intelligente, si può allargare lo “sguardo” su un quadro generale, mettendo a fuoco obiettivi e criticità.

poliziotto1Chiudiamo con una provocazione, questore. Enzo Biagi asseriva che «è la divisa che fa dimenticare quello che la indossa»: è d’accordo?
La divisa fa dimenticare colui che la indossa, è vero, ma generalizzare sarebbe inopportuno. Puntualizzerei che i casi isolati in cui sono coinvolti i poliziotti alle prese con avvenimenti spiacevoli e che avvengono in altri contesti territoriali non hanno fatto abbassare la fiducia nei confronti delle forze dell’ordine e questo mi conforta enormemente, nè da parte dei cittadini, nè da parte dei vertici dello Stato e delle istituzioni. Ribadisco: possiamo sempre migliorare, nell’ottica di una fattiva disponibilità a collaborare.

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