1° maggio: il messaggio dei Vescovi italiani per il lavoro

(Foto Siciliani-Gennari/Sir)

Il lavoro deve tornare ad essere «luogo umanizzante  […], deve essere sempre e comunque espressione della dignità dell’uomo […]. Oggi più che mai c’è quindi bisogno di educare al lavoro». Lo sottolinea la Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro nel Messaggio per la Giornata del 1° Maggio. I Vescovi italiani denunciano una preoccupante deriva, perché «il lavoro in Italia manca. Una scarsità che porta sempre più persone, impaurite dalla prospettiva di perderlo o di non trovarlo, a condividere l’idea che nulla sia più com’è stato finora: dignità, diritti, salute finiscono così in secondo piano». Si tratta di una deriva preoccupante messa in moto da una crisi economica stabilmente severa, da una disoccupazione che coinvolge giovani e non giovani.

Rispetto a questa situazione, è forte il richiamo dei Vescovi «alla responsabilità degli imprenditori formulata nell’Evangelii gaudium». Ma c’è una «responsabilità che tutti ci troviamo a condividere: l’incapacità di fermarci e tendere la mano a chi è rimasto indietro».

Dai Vescovi poi si alza l’appello a colmare il divario tra Nord e Sud Italia: «Senza un Meridione sottratto alla povertà e alla criminalità organizzata – essi affermano – non può esserci un Centro-Nord prospero». Manca però una chiara consapevolezza del problema. La strada è ancora lunga, perché l’Italia è stata per troppo tempo ferma: è giunto il momento di ricominciare a camminare da parte di tutti, nessuno escluso.

In particolare, «è necessario prevedere uno strumento di contrasto alla povertà che poggi su basi universalistiche e supporti le persone che hanno perso il lavoro, soprattutto gli adulti tra i 40 e i 60 anni che non riescono a trovare una ricollocazione». I Vescovi italiani mettono inoltre in evidenza l’importanza di promuovere a favore dei giovani opportunità di lavoro, sviluppando «una  propensione all’auto-impiego: l’Italia non può continuare a sprecare l’intelligenza, il talento e la creatività dei suoi giovani, che emigrano nella speranza di essere accolti altrove. Occorre creare per loro spazi di sperimentazione, dove lasciare libera espressione alla creatività e all’intraprendenza: ci sono significativi segnali che mostrano quanto la collaborazione, la partecipazione e la solidarietà possano essere gli ingredienti di base per ricette imprenditoriali nuove, esperienze che rompono con la globalizzazione del paradigma tecnocratico».

In tal senso L’alternanza scuola-lavoro – affermano i nostri Vescovi – «rappresenta una leva fondamentale, poiché permette a un numero sempre più ampio di giovani di capire quali sono le competenze e le capacità richieste dal mercato del lavoro». Ed aggiungono che anche l’esperienza del Progetto Policoro «è prova reale e concreta delle possibilità che si schiudono ai nostri territori quando si sanno mettere all’opera».

A questo proposito, i referenti del Progetto Policoro della diocesi di Macerata, unitamente a pastorale sociale e del lavoro, Caritas e pastorale giovanile stanno appunto partecipando alle attività sull’alternanza scuola-lavoro, tramite il progetto AlternATTIVAmente da loro preparato. Iniziativa, questa, «in uscita», incoraggiata dal Vescovo Nazzareno Marconi e approvata recentemente dalla Camera di Commercio. Tale progetto s’ispira all’Economia Civile che concepisce un nuovo stile d’impresa e di lavoro tra fraternita e reciprocità e nuove opportunità occupazionali. Prevede, per questo, che alcuni imprenditori, che attuano questa forma di economia (in aziende del Progetto Policoro, della rete Vivi la tua terra e di imprese di Economia di Comunione), presto porteranno la loro concreta testimonianza in diversi Istituti superiori della provincia maceratese. L’obiettivo è quello di sensibilizzare, ovvero educare i giovani ad un lavoro decente e dignitoso che punti alla salvaguardia dell’ambiente, alla coesione sociale, alla legalità, alla massimizzazione del bene comune in vista di un paradigma economico davvero inclusivo.

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