«Perché il Papa ha scelto Panama?»: è la domanda che mi è stata posta da vari giovani fin dal giorno in cui è stata annunciata la GMG di questo 2019. È una domanda tutt’altro che banale, infatti da quando Papa Francesco guida la Chiesa, le due GMG a cui ha partecipato erano in parte già decise e obbligate: la prima a Rio de Janeiro nel 2013 era già stabilita prima della Sua elezione e quella di Cracovia nel 2016 era un doveroso omaggio nei confronti di San Giovanni Paolo II suo predecessore. Questa è invece, in tutto e per tutto, la prima GMG di Papa Francesco, pensata e progettata da lui. La scelta di Panama deve perciò essere stata ai suoi occhi altamente significativa. Chi ha presente la geografia mondiale e anche l’economia e la storia di questo inizio di terzo millennio, si trova naturalmente a guardare a Panama come a un simbolo. Panama è la terra del Canale, la terra grazie alla quale un secolo fa, attraverso questa imponente opera di ingegneria, fece ravvicinare in maniera estremamente significativa l’Occidente all’Oriente. Il passaggio dall’Atlantico al Pacifico diventava semplice e lineare e così navigare attorno al mondo per le persone e le merci diventava un’impresa possibile e quotidiana.

Con il canale di Panama 100 anni fa il mondo cominciò a diventare più piccolo ed ebbe inizio quella globalizzazione dei trasporti e dei mercati che caratterizza in maniera pesante la vita odierna di ogni uomo sulla terra. Andare oggi a Panama per celebrare una GMG è così dare un messaggio chiaro alle giovani generazioni: sta a loro imprimere un senso ed un valore nuovo alla globalizzazione. Questa, che come ha scritto Papa Francesco nella Laudato si’, fino a oggi ha preso soprattutto la caratterizzazione di globalizzazione dell’indifferenza, globalizzazione dello scarto, globalizzazione della crescente separazione tra popoli e classi sociali. Abbiamo bisogno invece che la globalizzazione della barbarie sia soppiantata da quella della civiltà, cioè dell’incontro, del dialogo, dello sviluppo economico e culturale.

Attraverso il canale di Panama inizia poi la navigazione del Pacifico che porta al Giappone e soprattutto alla Cina. Chi ha ascoltato i discorsi che papa Francesco ha fatto in questi anni di pontificato, ha sicuramente compreso che il suo sguardo è fortemente proteso verso l’Estremo Oriente e in particolare verso quel grande e misterioso paese che è la Cina. Gran parte del futuro della vita dell’umanità, visto attraverso gli occhi della fede, gli unici occhi che veramente interessano papa Francesco, passa inevitabilmente attraverso la grande impresa della evangelizzazione della Cina. Anche andando in Cina in direzione opposta rispetto al percorso fatto dal grande Maceratese, è sempre sulle orme di padre Matteo Ricci che papa Francesco ci invita a camminare come credenti verso il futuro.

La terra di Panama è poi altamente significativa anche guardando il Globo da un altro punto di vista: quello Nord-Sud. Posta sulla linea di congiungimento tra i due emisferi, Panama ci ricorda che un altro snodo cruciale della conversione evangelica a cui la globalizzazione è chiamata, è il capovolgimento della logica che l’ha guidata nell’ultimo secolo. Con una sempre più forte accentuazione si è rafforzata la divisione economica e culturale tra Nord e Sud del mondo. Il Nord dei ricchi ed il Sud dei poveri si stanno sempre più allontanando l’uno dall’altro, e non manca chi come il presidente degli Stati Uniti sente il bisogno di rafforzare ancora di più questo allontanamento con la costruzione di un muro di separazione. È invece alla costruzione di un processo di dialogo e di riavvicinamento tra i due emisferi, che è legata la serenità e la pace del futuro del mondo. L’istmo di Panama, così piccolo e fragile, visualizza simbolicamente quanto sia alto il rischio di un mondo definitivamente spaccato in due, che giunga a trasformare “la guerra a pezzi” che già si sta combattendo da anni, tra emisfero dei privilegiati ed emisfero dei disperati, in una guerra continua e diffusa.

Un’ultima notazione simbolica di questa GMG l’ho letta nei numeri dei partecipanti europei. La grande distanza rispetto alle nostre terre fa sì che la presenza di giovani europei a questa GMG sia enormemente più piccola di quella vista a Cracovia. È un fatto naturale e ben comprensibile, ma che ci aiuta a capire come in uno sguardo davvero globale, la nostra Europa riprenda le dimensioni di una parte un po’ marginale del mondo. Non siamo più al centro del mondo, come avveniva nei planisferi dei secoli passati. Anche qui la lezione di padre Matteo Ricci diventa interessante e stimolante. Fu il primo europeo a disegnare un planisfero che poneva la Cina e non l’Europa al centro della Terra, cercando di far capire ai suoi contemporanei che era necessario cambiare il punto di vista su di sé e sugli altri. Chi si isola dal mondo infatti non è detto che releghi il resto del mondo ai margini definendolo periferia, ma può piuttosto confinare se stesso a periferia del mondo reale. Il futuro dell’umanità, se perdesse la capacità di dialogo e mediazione che pur con tanti limiti ha contraddistinto l’Europa cristiana, potrebbe percorrere il cammino degli emisferi separati e dei grandi blocchi economici contrapposti: uno scenario che assume in maniera preoccupante i toni dell’apocalisse.

Su tutto questo si apre la GMG, come proposta umile e disarmata di un incontro delle giovani generazioni nel nome della preghiera, del dialogo, del cammino sulle orme di Cristo. Come tutte le grandi cose del Vangelo, questa azione di testimonianza e di annuncio, a cui il Papa chiama i giovani del mondo, appare fragile, debole e quasi stolta, ma non dobbiamo mai dimenticare che per noi discepoli del crocefisso sono la debolezza e la stoltezza della croce a salvare il mondo. Per questo partiamo per Panama con i giovani delle nostre terre, ben coscienti delle sfide e dei rischi che ci pone davanti il futuro del mondo, ma anche testimoni del Crocifisso Risorto, che per tutti noi è sempre sorgente inesauribile di speranza.

Buona GMG.

Print Friendly, PDF & Email

Comments

comments