di Patrizia Caiffa

Roma impoverisce sempre di più e invecchia. E i figli dei più poveri ereditano l’esclusione sociale. E’ l’impietoso ritratto che emerge dal nuovo Rapporto “La povertà a Roma: un punto di vista” reso noto oggi dalla Caritas di Roma. Una pubblicazione di 180 pagine con dati e infografiche sulla situazione socio-economica della capitale e italiana. Le “antenne” della Caritas di Roma sono i 3 centri d’ascolto diocesani, i 145 centri d’ascolto parrocchiali e una rete di 50 centri che, seppur in presenza di alcuni segnali in controtendenza, registrano un aumento della povertà e l’aggravamento di molte situazioni. In un anno la Caritas di Roma ha dato ascolto a 21.149 persone in stato di bisogno, con 4.000 volontari e il coinvolgimento di oltre 6.000 giovani. La capitale è un po’ lo specchio amplificato della situazione italiana, caratterizzata da una profonda disuguaglianza sociale, molto percepita dalla popolazione. Basti pensare che l’Italia è tra i primi 8 Paesi europei per allargamento della forbice: 14 miliardari italiani detengono quanto il 30% della popolazione più povera e il 23% delle persone sono a rischio povertà. Un italiano su 12 è in povertà assoluta (5 milioni e 59 mila nel 2017, un dato in aumento rispetto ai 4 milioni 742 mila dell’anno precedente). 50.000 sono le persone senza dimora in Italia. A Roma il reddito individuale imponibile medio annuo si distribuisce in maniera profondamente diseguale: si va dai 40.530 del II Municipio ai 17.053 del VI Municipio. Nel complesso l’1,8% denuncia un reddito di oltre 100.000 euro l’anno, mentre il 51,3% possiede un reddito fino a 15.000 euro.

Nella capitale 146.941 over 65 non raggiungono 11.000 euro l’anno, una città nella città fatta di anziani che vivono di stenti.

Ma anche per i giovani e le famiglie sono tempi duri:

un quarto dei giovani romani sono disoccupati, il 51,6% vive con lavori atipici e i Neet (giovani che non studiano, non lavorano o sono in formazione), raggiungono la cifra record di 134.556, con un aumento del 68,3% in 10 anni.

Anche le famiglie con un solo occupato e senza una pensione sono aumentate in 10 anni del 47,8%, mentre sfiorano quota 100.000 (92.790) le famiglie senza occupati. Tra i dati choc del rapporto l’ereditarietà dell’esclusione sociale: spesso i poveri più giovani sono figli di famiglie travolte da spaventose posizioni debitorie (affitti o bollette non pagate), costretti ad accettare lavori in nero per fermare atti di pignoramento che diverrebbero esecutivi in presenza di un reddito certificato. Inoltre la situazione debitoria dei genitori o la fragilità delle famiglie finisce col deprimere in partenza sogni di realizzazione, desiderio di istruzione e mobilità sociale.

Chi sono le persone che si rivolgono ai centri d’ascolto Caritas? Sono persone ferite dalle vicende della vita, che spesso si vergognano di posizionarsi tra i “perdenti”. Sui 21.149 utenti dell’ultim’anno, la maggior parte (15.046) si rivolge ai centri d’ascolto diocesani, altri 6.103 chiedono aiuti nelle parrocchie. Nei centri diocesani quasi il 60 % degli utenti sono giovani immigrati extraUe  (in maggioranza africani), mentre nei centri parrocchiali oltre il 50 % sono cittadini italiani, dai 45 anni in su. Oltre all’aiuto materiale (cibo, reddito insufficiente) le persone hanno bisogno di essere ascoltate: “è la solitudine, la mancanza di relazioni umane, non essere considerati degni di attenzione, la cosa che più lamentano”. Tra i bisogni principali svetta, nel 79,6 % dei casi, la questione del reddito inadeguato.

Nei 145 centri parrocchiali circa il 60% degli utenti chiede un lavoro, il 61,3% un aiuto per pagare l’affitto.

Ma sono presenti anche: “isolamento, precarietà abitativa, gestione economica inadeguata, fragilità psicologica, malattie fisiche, bassa scolarità, conflittualità familiare, malattie psichiatriche, disinformazione e disorientamento rispetto ai propri diritti esigibili, disabilità”. Quasi il 20% degli utenti dei Cda diocesani presenta problemi di natura psichiatrica. Tra gli stranieri prevalgono sintomatologie di tipo depressivo e da stress post traumatico. In una delle città con gli affitti più cari tra le richieste più pressanti c’è quella della casa. Nel 2017 a Roma ci sono stati 6.700 sfratti per morosità, il doppio di quelli a Napoli e Milano. La Caritas di Roma sottolinea poi la fragilità della famiglia, con un aumento dei single, separati e divorziati che si rivolgono ai loro centri (69,7% nei cda diocesani, 34,4% in quelli parrocchiali). “Se la crisi della famiglia (separazioni, divorzi) può portare povertà – osserva il rapporto – è vero anche il contrario e cioè che la povertà porta crisi familiare, è  un potente disgregatore della famiglia perché è molto complesso il percorso di ridefinizione dei ruoli”. La bassa scolarizzazione caratterizza queste famiglie, provocando a cascata il mancato proseguimento degli studi.

La famiglia, in sintesi, sta perdendo la sua capacità di resilienza rispetto al cambiamento sociale.

Immigrati, anziani, salute mentale, dipendenze. Il rapporto dedica quattro focus a immigrati, anziani soli, salute mentale e dipendenze. Ai migranti accade di “ammalarsi di esclusione sociale, di fallimento del progetto migratorio o di povertà e difficoltà di accesso ai servizi socio-sanitari”. Tra gli anziani soli sta emergendo la tendenza alla dipendenza dai farmaci, spesso anche da psicofarmaci.

Un fenomeno nuovo riscontrato è il cosiddetto “barbonismo domestico”:

l’isolamento e l’abbandono della cura di sé si sono tradotti in forme e stili di vita simili al barbonismo di strada ma vissuti negli appartamenti privati. “Le case si trasformano, nel tempo, in luoghi di accumulo, quasi fossero delle discariche. Le gravi condizioni igieniche diventano allarmanti e determinano il malumore o le proteste dei vicini”. La voce “dipendenze” (alcool, droga, azzardo) riguarda invece il 21% degli utenti dei cda, un fenomeno in crescita sia a livello cittadino sia nazionale, tra  giovani e anziani. “Incontrollabile” appare in Italia la dipendenza dal gioco d’azzardo: nel 2017 quasi 17 milioni di italiani hanno giocato almeno una volta.

Nel Lazio aumenta il fenomeno delle “polidipendenze”, ad esempio azzardo e alcool.

I soggetti segnalati dai servizi sono 22.000: oltre il 66% usa oppiacei, la cocaina è utilizzata dal 61 % dei nuovi utenti. Le persone che riferiscono l’uso di più sostanze sono il 48,2%. Per quanto riguarda l’abuso di alcol su 2857 persone seguite nei Serd si registra una maggiore presenza di donne in confronto ai dati sulle droghe e un’età media più alta (47 anni).

Il gioco d’azzardo. Nel Lazio sono trattate dai Serd per l’azzardo 620 persone, l’80% sono uomini. Rispetto all’anno precedente sono aumentati del 25%. Nel 2018 in Italia si registrerà un altro record di crescita (+3/4 punti percentuali) del denaro versato a scommesse, slot machine, lotterie, casinò on line: da 102 miliardi si passerà a 105-106 miliardi. Questo nonostante 20 piani regionali, altrettante leggi in vigore, oltre 600 provvedimenti municipali, mobilitazioni della società civile. “Si vedrà dalla seconda metà del 2019 – osserva il rapporto – quale sarà l’effetto frenante del divieto di pubblicità e sponsorizzazioni del decreto dignità. L’area dei giocatori abituali si comporrebbe di 5 milioni e 100.000 di adulti e 150.000 studenti”.

A Roma il consumo lordo procapite di gioco d’azzardo è di 1890 euro, +95% negli ultimi 10 anni. Oltre 20.000 le slot machine.

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