Eurispes: Fara, il «Paese del Ni» è ammalato di «qualipatia»

“Il tratto distintivo dell’Italia di questo 2019 sembra consistere nella difficoltà di affermare la propria identità, di sapere scegliere i percorsi ai quali affidare il proprio cammino, di dimostrare la capacità di decidere e di operare per poter stare ai tempi della complessità e della globalizzazione. Il nostro si potrebbe definire ‘Paese del Ni’, che non riesce mai ad esprimersi in maniera definitiva con un No o con un Sì”.

Lo afferma il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, nelle “considerazioni generali” del 31° Rapporto Italia, presentato oggi a Roma. “Le scelte non sono mai chiare”, osserva Fara, appaiono soggette a continui “cambiamenti o capovolgimenti”. “Sul piano istituzionale – aggiunge il presidente dell’Eurispes – mai, nella storia recente, si erano potute osservare una tale ‘capacità di indecisione’, una così grande confusione di ruoli e di responsabilità, una così netta separazione tra dichiarazioni, annunci e fatti”.

Per Fara “si sta affermando nella società italiana una nuova patologia, la ‘qualipatia’, ovvero l’avversione ed il rifiuto per tutto ciò che richiama la qualità. Una patologia che archivia l’essere e santifica l’apparire, che esalta il contenitore a discapito del contenuto, che premia l’appartenenza e mortifica la competenza».

“La separazione tra Sistema e Paese, che abbiamo descritto nel Rapporto Italia 2018 – sottolinea il presidente dell’Eurispes – non sembra affatto superata e il Paese resta in attesa di capire che cosa intende fare il Sistema per sanare la frattura. È caduta la cultura della programmazione. Le grandi questioni che attraversano la vita del Paese sono affrontate con la superficialità e con l’improvvisazione dettate dai tempi della comunicazione. Ogni argomento, anche se di grande rilevanza, viene affidato ad uno spot, uno slogan, un tweet. Il dibattito pubblico risulta immiserito a causa del declino della cultura dell’ascolto, del rispetto dell’altro da sé e dalla mancanza di una idea di comunità e di un senso stesso dello Stato”.

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