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domenica, febbraio 24, 2019
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Politica: p. Spadaro, «fuggire l’eresia che le nostre comunità non abbiano più nulla da dire»

“La forza propulsiva del cattolicesimo democratico ha bisogno di essere resistente in questi tempi confusi, ma anche di ascoltare e capire meglio, perfino coloro che oggi sono riusciti a intercettare umori e idee della gente”. È la tesi di padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, che nel numero in uscita il 2 febbraio riflette sul rapporto tra cattolici e politica e sul dibattito in corso in merito all’eredità di don Sturzo.

La parola d’ordine: “sinodalità”, scrive il gesuita citando il card. Bassetti e l’invito di Papa Francesco a chiusura del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze del 2015. “Essa consiste nel coinvolgimento e nella partecipazione attiva di tutto il popolo di Dio alla vita e alla missione della Chiesa attraverso la discussione e il discernimento”, spiega Spadaro: “Essa respinge ogni forma di clericalismo, incluso quello politico”.

“Dopo anni in cui forse abbiamo dato per scontato il rapporto tra Chiesa e popolo, e abbiamo immaginato che il Vangelo fosse penetrato nella gente d’Italia, constatiamo invece che il messaggio di Cristo resta, talvolta almeno, ancora uno scandalo”, la tesi dell’autore dell’articolo: “Sentimenti di paura, diffidenza e persino odio – del tutto alieni dalla coscienza cristiana – hanno preso forma tra la nostra gente e si sono espressi nei social networks, oltre che nel broadcasting personale di questo o di quel leader politico, finendo per inquinare il senso estetico ed etico del nostro popolo”. Il “nemico”, dunque, “non è più solamente la secolarizzazione, come spesso abbiamo detto, ma è la paura, l’ostilità, il sentirsi minacciati, la frattura dei legami sociali e la perdita del senso di fratellanza umana e di solidarietà”.

“È da fuggire l’opzione tombale, cioè l’eresia che le nostre comunità non abbiano più nulla da dire nel fermento della nostra società”, il monito di Spadaro, secondo il quale “la forza della Chiesa cattolica in politica è la sua cattolicità, cioè la sua capacità di ricordare l’universalità e di tenere insieme i pezzi lì dove tutto sembra andare in frantumi. E ciò vale anche per la nostra Chiesa italiana”.

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