di Stefania Careddu

Dai dubbi sulle ultime misure del Governo in tema di lavoro alla necessità di costruire un’Europa diversa, passando per il tema dell’immigrazione e per quello della presenza dei cattolici in politica. Carlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori, esprime “orgoglio e soddisfazione” per la partecipazione del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al XIII Congresso nazionale che fino a domani riunisce a Roma 700 delegati provenienti dall’Italia, da tutti i Paesi europei, dal Nord e dal Sud America e dall’Australia, ma chiarisce che “a questo Governo non facciamo sconti”. “La presenza di Conte ha rappresentato un segnale importante, di attenzione non solo al mondo cattolico, ma alle ragioni del dialogo con i corpi intermedi in un Paese che rischia di ritrovarsi sempre rancoroso”, ha osservato Costalli, a margine della seconda giornata di lavori del Congresso. “Mcl – ha ricordato – ha come interlocutore istituzionale il ministro del Lavoro, ma stavolta è stato proprio il premier a volerci essere: ‘non posso andare da tutti, ho scelto il vostro movimento’”.

Presidente, nella sua relazione ha definito il Decretone “un grande azzardo”. Perché?
Sul reddito di cittadinanza e su ‘quota 100’, il presidente del Consiglio Conte ha fatto uno sforzo per collegare l’indispensabile aiuto alla povertà con l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro che è la grande critica che noi facciamo. Una cosa infatti è il necessario aiuto alla povertà – peraltro il Governo Gentiloni un passo in avanti l’aveva già fatto in questo senso –

un conto è impegnare tantissimi miliardi in un momento così difficile, di crisi, di probabile recessione, senza progetti di investimento.

A 100 anni dall’appello ai “liberi e forti” di don Sturzo, è pensabile un partito dei cattolici?
Non credo ad un partito dei cattolici. Quando, qualche giorno fa, il card. Gualtiero Bassetti è venuto a trovarci nella nostra sede ha detto che il mondo cattolico non ha bisogno di un partito all’1,5% e io lo condivido. È tuttavia innegabile che ci sia necessità di recuperare una presenza dei cattolici alla cosa pubblica e alla politica. Bisogna iniziare un lungo percorso per i cattolici moderati e riformisti: si tratta di individuare un’area di mediazione tra il Pd, che ha deluso il mondo cattolico, e la Lega, che sta raccogliendo invece molte simpatie.

Si avvicinano le elezioni europee e il contributo dei cattolici diventa fondamentale…
Alle amministrative lavoriamo più sulle liste civiche, mentre in vista delle elezioni europee abbiamo dato un’indicazione prioritaria:

guardiamo alle grandi famiglie politiche, o i socialisti o il Partito Popolare.

Non ci sono alternative. Ripeto, si tratta di una priorità, non di un indirizzo obbligatorio: mica espelliamo qualcuno se vota destra, Lega o Movimento 5Stelle. In questo momento, si sente la necessità di un’area moderata e, per ora, questa realtà io la chiamo Partito popolare europeo. Insomma, non un partito cattolico ma più cattolici nel Ppe.

Avete sottoscritto l’appello delle associazioni per l’Europa. Che tipo di Unione sogna il Movimento cristiano lavoratori?
Innanzitutto noi vogliamo l’Europa. E poi vogliamo un’Europa che non sia autoreferenziale, che sia politica, attenta, che dia più potere al Parlamento perché è l’unico organismo eletto. Vogliamo più Europa, un’Europa in cui contano gli organismi eletti, che sia aperta ai Balcani. Ma si migliora dall’interno, dobbiamo starci dentro e non solo per i fondi strutturali. La cosa peggiore è isolarsi, di Europa si parla solo in campagna elettorale. Di fronte ai nostri governanti che scatenano tutto quello che è negativo sull’Europa, bisogna avere il coraggio di dire che il potere di Bruxelles non è più forte di quello dei singoli Stati.

Ancora una volta, una nave di una Ong vaga nel Mediterraneo con a bordo dei migranti salvati da un naufragio. La linea dura è una via per risolvere il dramma dell’immigrazione?
No, quando c’è della gente nel Mediterraneo, alla fine bisogna prenderla. La questione è non farli arrivare, creare le condizioni perché questo non avvenga. Dal punto di vista politico, continuare a sparare sulle poche navi che stanno nel Mediterraneo non rende molto.

Quanto ai centri di accoglienza, la soluzione non è tenerci i migranti dieci anni dandogli 30 euro al giorno, ma nemmeno chiuderli, con l’idea che 2/3 li ricolloco e un terzo lo lascio a zonzo. Così si lacera il Paese, il tessuto sociale.

Decidiamo invece cosa fare: inseriamoli nel mondo del lavoro, anche perché alcuni lavori gli italiani non vogliono farli. E lavoriamo perché non arrivino o ne arrivino sempre meno. L’Europa deve porsi il problema dell’Africa. Una cosa necessaria è il Ministro degli esteri europeo perché la politica estera europea è indispensabile.

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