Patti Lateranesi: card. Parolin, «permisero larghissima opera di accoglienza e nascondimento degli Ebrei»

“Il sistema di sovranità nazionale e l’extraterritorialità degli immobili” garantiti dallo “scudo protettivo” dei Patti Lateranensi permisero durante la seconda guerra mondiale e “l’inverno durissimo” dell’occupazione nazista “la larghissima opera di accoglienza, nascondimento, rifugio di persone di ogni condizione, orientamento politico, appartenenza etnica e religiosa”.

Lo ha sottolineato il card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, che questa sera ha concluso i lavori del convegno “Santa Sede e Stato Città del Vaticano nel nuovo contesto internazionale”, organizzato dalla Scuola di Alta formazione in diritto canonico, ecclesiastico e vaticano della Lumsa in occasione del 90° anniversario dei Patti Lateranensi. “La posizione di Pio XII appare ben differente da quella di Benedetto XV, ancorché pesante”, ha spiegato il card. Parolin evidenziando che la posizione del pontefice era infatti “di piena autonomia e libertà tale da consentire una neutralità positiva”. “Non la neutralità – ha chiarito – di chi sta a guardare i conflitti tra le varie potenze, ma di chi si attiva positivamente per favorire il superamento della conflittualità”.

Secondo il segretario di Stato vaticano, “le garanzie territoriali, personali, fiscali, permisero, nonostante le insidie della guerra, una maggiore libertà di movimento e una sicurezza di azione”. Non solo: i Patti Lateranensi, ha aggiunto, consentirono alla Santa Sede “di non essere isolata, ma di avere rapporti con le varie parti, con le fonti di informazione, permettendo interventi mirati ad attenuare le asprezze del conflitto, come ad esempio l’opera meritoria dell’Ufficio Prigionieri voluto da Pio XII e diretto dall’allora sostituto Montini”.

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