“Ognuno di noi è accompagnato, aiutato, curato nella sua vita. Luoghi di cura sono le famiglie, le case famiglia, gli ospedali, le case della salute, le case di cura, le residenze protette. La fantasia della carità in ogni epoca inventa strumenti nuovi di cura”. Lo ha detto mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, nell’omelia della messa celebrata nella concattedrale di Comacchio ieri, in occasione della Giornata mondiale del malato. “Se i luoghi di cura sono importanti – ha aggiunto il presule –, è importante anche che abbiano un’anima: quest’anima è la professionalità da una parte e la gratuità dall’altra delle cure”. Mons. Perego ha poi evidenziato che “l’incontro tra professionalità e gratuità è concretamente determinato dall’incontro tra medici e infermieri e volontari nei luoghi di cura”. L’arcivescovo lo ha definito anche “un incontro unico e straordinario” che “produce non solo la capacità di intervenire con intelligenza di fronte alla malattia nelle diverse età della vita, ma anche di intervenire con tenerezza nei confronti di un malato, di portare parole di vita”. “La malattia rende tutti uguali, bisognosi di cure, di luoghi chiamati a riconoscere e curare i malati con la gratuità testimoniata dal Buon Samaritano”, ha spiegato ancora il presule. È così che “il Buon Samaritano diventa un modello di cura perché si ferma davanti al malato, se ne fa carico, anche economicamente e nel tempo”. Infine, l’invito di mons. Perego a “fare del dono, del volontariato beni importanti nella vita della nostra comunità cristiana, della nostra città, perché i luoghi di cura siano sempre più umani, capaci di relazioni umane, aiutando a salvaguardare più che il guadagno la cura della persona”. “Il Signore ci accompagni a saper donare – ha concluso –, vincendo il disinteresse e l’individualismo, e a imparare la gioia del servizio ai malati”.

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