“Anche per la disciplina ecclesiastica del celibato c’è un appello al Catechismo, n. 1579. Ma purtroppo impreciso. C’è la parola “normalmente”, che nel Manifesto è soppressa. Ci sono infatti nella Chiesa cattolica sacerdoti che sono sposati: nelle Chiese orientali in comunione con Roma, ex protestanti o – come disposto recentemente da papa Benedetto XVI – pastori che erano in precedenza anglicani. Anche se personalmente sono convinto che si debba ripensare di nuovo e più profondamente il significato del celibato scelto liberamente, almeno la discussione sui viri probati non può essere proibita”. Così il card. Walter Kasper, già presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, in una dichiarazione in risposta al “Manifesto di fede” del card. Gerhard Müller. “Sono rimasto totalmente inorridito poi quando ho letto dell’’inganno dell’Anticristo’, verso la fine del Manifesto. È una reminiscenza quasi letterale dell’argomentazione di Martin Lutero. Anche Lutero ha giustamente criticato molto nella Chiesa. Ma l’accusa dell’Anticristo era – come riconoscono oggi pure i nostri partner del dialogo luterani – anche allora inappropriata. Dietro al Manifesto – conclude il card. Kasper – c’è dunque un Lutero redivivo? Uno che difende giustamente le riforme nella Chiesa, ma le vuole attuare oltre il Papa e contro di lui? Non voglio crederci, perché ciò potrebbe solo portare a confusione e divisione. Questo scardinerebbe la Chiesa cattolica”.

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