A chi, al mio ritorno, ha chiesto come era andata l’esperienza di Panama, ho risposto che la mia è stata una GMG dietro le quinte. Ho partecipato alla Giornata Mondiale di Tor Vergata, di Madrid e di Cracovia sempre portando con me un bel nutrito gruppo di ragazzi. Ho vissuto quei giorni con tante responsabilità e problemi, con tanta fatica e con ritmi serrati, sotto la pioggia e sotto il sole, a volte, come a Madrid, dormendo per una intera settimana all’aperto in un campo da calcio, a volte, come a Cracovia, correndo all’ospedale da campo perché qualcuno dalla stanchezza non ce la fa più e sviene, o impazzendo perché qualcuno si è diviso dal gruppo e non lo troviamo più.

Le GMG però sono state per me anche una rivelazione, ogni volta! Mi hanno aiutato a credere che davvero la Chiesa è giovane e universale, che davvero chi crede non è mai solo, che i giovani, quando sono ben guidati ed orientati, possono compiere “rivoluzioni” nella loro vita e nel mondo. L’ascolto del Papa, le catechesi con i vescovi, il conoscere giovani di altre nazioni, lo scambio di bandiere, le foto, i canti e le danze lasciano qualcosa di indelebile nel cuore!

Tutto questo è la Giornata Mondiale dei Giovani. E anche questa volta, in un posto così lontano dal mio, ho visto tutto questo! Dico “ho visto” perché in alcuni momenti sono stato solo spettatore della fatica e degli atti eroici che richiede il partecipare a questi eventi. Unico rappresentate degli agostiniani italiani a Panama, dove però ho incontrato tanti confratelli di altre parti del mondo, non ultimo l’arcivescovo della città, appartenente anche lui all’Ordine di Sant’Agostino, sono stato chiamato a partecipare a questo grande incontro in veste di Assistente spirituale della Band The Sun. Perciò, pur avendo ugualmente poco tempo libero e orari serrati, non ho dovuto badare a un gruppo di giovani, non ho potuto partecipare alle catechesi e mi è mancato un po’ l’assistere a processioni di giovani con volti, magliette, cappelli e bandiere di ogni specie che per via raccontano la loro gioia e fanno un terribile baccano.

Le mie giornate sono trascorse dietro le quinte, sono quasi diventato in quei giorni “un cappellano del palco”, in qualche momento anche chiamato a placare le normali tensioni di chi ha la responsabilità di una regia così importante e solenne. Come non mi era mai successo, ho assistito comodamente e sempre da vicino a tutte le celebrazioni, anche a quelle in cui era presente il Papa, e soprattutto ho scoperto un’altra faccia della GMG, quella di chi organizza! Dietro a questa accoglienza dei giovani c’è tanto e tanto lavoro, ci sono molte persone e molta passione.

Ho visto l’impegno degli organizzatori, dei volontari, la dedizione degli artisti, non solo dei The Sun, ma di quanti come loro, si preparano tante ore prima di un’esibizione con amorevolezza e serietà. Ho scoperto la grande macchina organizzativa che si prende cura di ogni momento della vita di questi ragazzi e ciò mi ha fatto ricredere anche su alcuni momenti di estremo disagio che si possono vivere durante queste giornate e che a volte ci portano a lamentarci e a criticare, ma forse senza conoscere fino in fondo la complessità connessa a un evento del genere.

Non posso poi non evidenziare la generosità, il calore, l’amore con cui siamo stati accolti, affiancati e serviti. Si è respirata la gioia dell’accogliere, la festa di chi è contento di averti a casa sua, la fede di chi ancora crede al Vangelo come priorità per la sua esistenza. Inevitabilmente ho pensato alla fatica dell’Europa secolarizzata, alla fatica a cui abbiamo spinto i nostri giovani che a volte non sanno più vivere la gioia della fede! L’arcivescovo di Panamá José Domingo Ulloa Mendieta, quando ha presieduto la Messa degli italiani, ha sottolineato molto bene questa fatica descrivendo i nostri giovani europei come “nuovi martiri”.

A conclusione di queste semplici suggestioni vorrei citare il Papa che nella celebrazione di apertura ha affermato: «Abbiamo visto dalle bandiere che veniamo da culture e popoli diversi, parliamo lingue diverse, usiamo vestiti diversi. Ognuno dei nostri popoli ha vissuto storie e circostanze diverse. Quante cose ci possono differenziare! Ma nulla di tutto ciò ci ha impedito di incontrarci». Ecco, questa diversità, questa varietà nella GMG si vede, si respira sempre, ma certamente dalla prospettiva del palco si capisce meglio il peso da dare alle parole del Papa; tutto si vede con maggiore unità e nella sua stupefacente complessità. Forse il dono più grande che porto con me da questi giorni è proprio una prospettiva nuova di universalità, che ho potuto vedere e, direi, abbracciare dal “posto privilegiato” che senza molto desiderarlo mi è stato assegnato in questa Panama dei giovani 2019!

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