Dopo più di due anni dal rientro dalla Missione, ho partecipato alla liturgia delle Ceneri nella parrocchia di una città dove mi sono appena trasferita. Abituata all’atmosfera austera all’interno di un monastero dove di rado partecipava ai riti qualche laico, sono entrata in una chiesa, tra l’altro a me molto nota, piena di persone di ogni genere: giovani, bambini, anziani, giovani coppie… Una partecipazione abbastanza numerosa di persone che in fila si sono avvicinate a ricevere quella polvere grigia, segno di un futuro non lontano per tutti noi quando veramente saremo cenere al vento.

Inizia così il periodo forte della Quaresima, tempo di riflessione, ma soprattutto di ritorno e “conversione”, termine quest’ultimo che dovrebbe indicare un’inversione di marcia, un cambiamento di stile di vita, in definitiva un approfondimento della ricerca di quel Dio che è sempre vicino e allo stesso tempo tanto lontano.

Mi piace pensare a questo periodo così: ricordando i profeti che invitano il Popolo d’Israele alla conversione.

Mi viene in aiuto proprio il profeta Osea, che parla del rapporto del Popolo con Dio equiparandolo a quello di uno sposo con la sposa:

Perciò, ecco, la attirerò a me,
la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore.

Le renderò le sue vigne
e trasformerò la valle di Acòr
in porta di speranza.

Là canterà
come nei giorni della sua giovinezza,
come quando uscì dal paese d’Egitto.

Ti farò mia sposa per sempre,
ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto,
nella benevolenza e nell’amore,
ti fidanzerò con me nella fedeltà
e tu conoscerai il Signore.

“E tu conoscerai il Signore”… La Quaresima quindi come tempo per una conoscenza più piena del Signore, come un affidamento al Signore che ci conduce nel deserto. Certamente il deserto attuale è molto diverso. È un deserto che si vive in mezzo a tanta gente che cammina frettolosa, incurante del vicino, presa dai suoi pensieri. Un deserto paradossalmente affollato da individui che vivono l’uno accanto all’altro ignorandosi. Un deserto dove prevale la noncuranza, l’interesse e il benessere personale, dove tutti tendono a lavarsi le mani se qualcosa succede accanto, se qualcuno è calpestato, se qualcuno piange, se qualcuno ha fame, se qualcuno ha bisogno.

Nelle medie e grandi città questo ben si percepisce e, ritornando a quella celebrazione delle Ceneri, mi è apparso ancora più evidente. Ognuno stava nella sua isola, nel suo mondo. Nessuno si conosceva. Era una comunità parrocchiale quella in cui io partecipavo o un gruppo di persone che assolvevano a un precetto ormai antico e da rispettare perché i nostri padri o i nostri nonni ce lo hanno tramandato?

Domande importanti dalla cui risposta dipende anche l’andamento del nostro cammino quaresimale.

Se la cenere che si è posata su di noi non diventa cenere che ci accomuna in un unico destino di uomini fragili, deboli e diretti verso un unico cammino, è difficile che sgorghi da questo singolo atto opere di carità, di amore, di condivisione, di fratellanza. 

Per vivere la Quaresima occorre non solo assolvere certi precetti, necessari e doverosi, ma anche e soprattutto aprirsi al Signore, cercarlo… e lo si cerca sempre nelle periferie -ci suggerisce Papa Francesco. Ma sappiamo veramente individuare le vere periferie, anche quelle del nostro cuore? Una domanda doverosa, questa, altrimenti rischiamo di trascorrere i quaranta giorni dalla Pasqua ancora in superficie, senza averLo cercato, non solo nei sacramenti, ma laddove Egli è ancora crocifisso e sofferente, laddove è ancora solo e senza consolazione.

Ci ricorda ancora il profeta Osea: “poiché voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti”.

“Dio non va cercato sopra le stelle. Va cercato là dove è lui a cercarci: nel cuore, nell’intimità della coscienza, nella concretezza della persona che siamo, ma soprattutto nelle relazioni con gli altri. Come scrive Papa Francesco nella Misericordiae vultus: “La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole” (n. 10)*. Solo passando per questa ricerca e purificazione quaresimale possiamo celebrare la Passione-Morte-Risurrezione di Gesù come l’evento per eccellenza da vivere nella nostra vita cristiana.

M.L.R.

 

*www.settimananews.it/teologia/misericordia-non-sacrificio/

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