Nel confronto con i sacerdoti di Buenos Aires verifico quanto sia utile conoscere realtà diverse. Abbiamo visitato la parrocchia Nuestra Señora de Itatí nella cittadina di Merlo, sempre dentro la Grande Buenos Aires. Questa parrocchia 50 anni fa fu iniziata da don Quinto Lombi e poi vi hanno lavorato vari altri nostri preti tra cui don Marino Mogliani. Il ricordo del loro lavoro è ancora molto vivo.

Festa in parrocchia per i 50 anni di sacerdozio di don Alberto Forconi

La comunità parrocchiale ha una scuola che va dall’asilo alle superiori. Garantiscono la formazione a circa 1.000 alunni e così sono una ricchezza formativa a servizio di tutto il quartiere. Lo Stato argentino riconosce il valore di queste scuole parrocchiali che uniscono professionalità, volontariato e passione educativa. Per questo invece di combattere ideologicamente la scuola cattolica, come se fosse una minaccia per la scuola statale, il Governo aiuta questa alleanza tra scuole. C’è cosi un contributo statale significativo che aiuta queste

La festa

scuole a vivere ed esse con la loro attività permettono un risparmio molto significativo a tutto il sistema educativo statale. Così lo Stato ha più fondi da investire nella qualità dell’istruzione. Una collaborazione fruttuosa tra pubblico e privato sociale, libera da storture ideologiche e paure immotivate, è un guadagno per tutti.

Poi siamo andati a visitare i dintorni fino alla foce del fiume Paraná. È una zona ricchissima di acqua, una pianura molto fertile e tutta percorsa da canali. Oggi il turismo ne ha fatto una specie di grande Venezia moderna. In particolare la zona di isole fluviali chiamata Tigre che sta vorticosamente sviluppando come zona turistica vicina alla città.

Vedendo la pianura così densamente alberata abbiamo conosciuto un’altra informazione interessante: fino alla prima grande

Alla chitarra padre Luis, che deve la sua vocazione – l’ha testimoniato lui prima di cominciare a suonare – alla testimonianza dei nostri sacerdoti in missione qui

immigrazione di italiani e spagnoli dopo il 1860 in questa zona di latifondo e pascolo brado, non c’erano alberi, ma solo arbusti. Sono stati i nostri contadini migranti che hanno cominciato a curare la terra, combattere il latifondo improduttivo e riempire di alberi di specie ben selezionate e nobili questo che ora sembra un paradiso naturale.

In questa terra la convinzione che l’immigrazione ha portato benessere e ricchezza per tutti fa parte della storia e della esperienza del popolo di Buenos Aires. Qui si capisce meglio perché papa Bergoglio sia così favorevole ai migranti. È un figlio di questa terra in cui si è orgogliosi di essere figli di migranti, perché i migranti sono stimati da tutti come i creatori della bellezza della terra, perciò il Papa fatica a comprendere chi ha paura della immigrazione. Le parole di papa Francesco a favore di uno sguardo positivo sul fenomeno migratorio, partono dalla esperienza viva di questa terra, che racconta una storia diversa dalla visione che vede tanti di noi portati a cogliere solo dei rischi nel fenomeno migratorio che ci ha coinvolto. Questa paura ci ha portato a non vedere che nella migrazione dei popoli ci possono essere anche risvolti positivi per tutti. Papa Francesco, esortando a lavorare per una immigrazione sicura, controllata, anche prudenzialmente regolata, ma più generosa ed ottimista, forte della sua esperienza incoraggia a camminare in positivo su questo tema, ad accettare un po’ più serenamente il rischio.

Ogni giorno si imparano cose nuove, come diceva Gesù: chi ha orecchi per ascoltare ed occhi per vedere, lo faccia.

 

Print Friendly, PDF & Email

Comments

comments