Sempre facendo base nella parrocchia di Cristo Salvatore in Merlo, continuano i nostri incontri con la realtà popolare della chiesa Argentina. Il sabato sera e la domenica ci fanno incontrare il senso della Fiesta.

Manca il contatto tra il mondo degli adulti e quello dei giovani

Anche questa realtà soffre la fatica di coinvolgere le nuove generazioni non solo nella vita religiosa, ma anche nella festa degli adulti. Sono due mondi con pochi contatti. Noi d’altra parte vi entriamo dalla porta della nostalgia; incontriamo soprattutto i ragazzini di 30 anni fa che vengono a salutare “padre Alberto” nel ricordo grato dei missionari di Macerata, che qui hanno fondato le parrocchie, ma che mancano da oltre 30 anni. Quei ragazzini ora sono signore e signori adulti, con qualche figlio. Le catechiste di allora sono nonne… e padre Alberto tiene banco in questa Fiesta del ricordo, con le sue barzellette da oratorio in uno spagnolo a volte molto fantasioso.

Alla chitarra padre Luis, che deve la sua vocazione – l’ha testimoniato lui prima di cominciare a suonare – alla testimonianza dei nostri sacerdoti in missione qui

Tra quei ragazzi di allora c’è anche un prete, sereno ed impegnato, ma che sa “toccare” la chitarra ed intona le canzoni popolari. Si torna ragazzi; c’è anche un’altra amica, che ora è una laica consacrata in una parrocchia a 400 km, con blue jeans, senza velo, ma un bel crocefisso e lo zaino.

Traspare la fede di chi annuncia in un mondo che alterna grandi città densamente popolate a una campagna dove bisogna camminare molto per incontrare le persone. Due frutti di vocazione nati dal lavoro dei nostri missionari, ma che camminano da tempo con i propri piedi.

In questo mondo globalizzato la vita si somiglia ovunque, ma non nelle cose migliori

La lingua non è una barriera tra questi argentini e noi, ci si incontra a metà strada, si parla italiano e si ascolta argentino. Nelle confidenze emerge che sembra più facile comunicare tra stranieri coetanei che tra generazioni diverse. In questo mondo globalizzato la vita si somiglia ovunque, ma non nelle cose migliori.

Quando finisce la Fiesta degli adulti, e le signore tornano a casa, pian piano la piazza si popola di giovani. Li guardo dalla finestra della parrocchia. Fino alla mezzanotte sono ragazzi e giovani che giocano nei campi sportivi, che girano con i pattini in linea, da noi una moda passata da qualche anno.

È una fiesta di gente serena, la miglior gioventù che si trova nel mondo, che non riempie le cronache, maceratesi o meno, ma che sa ancora vivere la bellezza dello stare insieme. La loro musica risuona, pop, rap, qualche melodico che sopravvive…

Dall’una di notte un nuovo cambio della guardia: se ne vanno i giovani ed arriva alla spicciolata, facendo un rumore mescolato di motori fuori giri e autoradio distorte dal volume, una variegata umanità. Sono giovani ed adulti, discutono, vanno e vengono senza meta. Entro le 3 sono già o “fatti” da droghe varie o borraci che qui significa ubriaco, e come da noi non offrono un bel vedere. Anche questo è globalizzazione.

La «fiesta» segna la distinzione tra positivo e negativo nella vita di tutte queste persone

La paura della nostra generazione adulta è di non riuscire ad aiutare i “giovani della mezzanotte” a salvarsi dal cadere in questa “vita già morta” dei giovani, non più giovani, delle 4 di notte. Mi fa pensare come tutta la distinzione tra positivo e negativo di queste persone sia segnata dalla fiesta. I vecchi sanno fare fiesta. I giovani della mezzanotte anche, ma in modo diverso. I drogati e borraci delle 4 di mattina fanno tanto rumore, ma forse per coprire una fiesta che non c’è più. Le loro ultime risate che alle 6 salgono alla luna

“L’urlo” di Edvard Munch

che sta sparendo nell’alba, mi ricordano un quadro contemporaneo: L’urlo di Edvard Munch. Ma è ora di alzarsi per iniziare la domenica. È ora di imparare come si vive da queste parti la Fiesta del Signore, ma di questo vi racconterò domani.

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