L’alpinista David Chiesa ospite del Cai di Macerata per raccontare la sua scalata all’Everest

Sabato 16 marzo alle 17.30 alla Domus San Giuliano di Macerata, serata evento con la proiezione del film-documento «In vetta all'Everest»

Sabato 16 marzo, alle ore 17.30, alla Domus San Giuliano di Macerata, incontro (ingresso gratuito) con uno dei migliori alpinisti italiani, David Chiesa che ha scalato l’Everest e che racconterà le sue personali esperienze: “20 maggio 2017. Davide Chiesa arriva in vetta all’Everest”. Una spedizione lunga due mesi tra ripensamenti, determinazione, gioia e paura.

All’auditorium della Domus San giuliano si parte dalle emozioni per raccontare una montagna sospesa tra sogno e realtà, imprese epiche e tragedie. La serata organizzata dal CAI di Macerata presieduto da Marco Ceccarani, ha come ospite l’alpinista Davide Chiesa. Nel corso della serata verrà proiettato il documentario ”Fino alla fine dell’Everest”

Chiesa, grande appassionato di video e fotografia, è alpinista dal 1991 e ha all’attivo oltre 350 salite in quota e su ghiaccio. Il suo documentario è sincero, emozionante, a tratti commovente. Una testimonianza senza filtri in cui i protagonisti si mettono a nudo per raccontare una spedizione che per molti alpinisti significa il coronamento di un sogno. Nonostante le rigidissime temperature, soprattutto il giorno di vetta, Chiesa non rinuncia a documentare il suo viaggio, dimostrando una passione indiscussa per il videomaking.

”Realizzare video e scattare fotografie non è facile in queste condizioni. Per me è una passione e in un momento di “crisi” ho ancora più voglia di documentare – dichiara l’alpinista – Dopo aver raggiunto la vetta, invece, c’è stato un crollo fisico e psicologico: l’obiettivo era stato raggiunto e volevo tornare al campo il più presto possibile. Durante la discesa, infatti, non ho raccolto molto materiale video”.

Il mitico alpinista – che ormai non appartiene più al mondo degli uomini, ma a quello delle leggende – è passato alla storia per aver scalato l’Everest senza l’ausilio di ossigeno supplementare insieme a Peter Habeler nel 1978, impresa replicata due anni dopo in solitaria. 

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