Come ci ricorda un famoso adagio, le parole dette possono a volte ferire e, quando esse si scrivono, possono arrecare anche danni ben più gravi. Un terreno particolarmente “scivoloso”, dove è sempre necessario porre attenzione e addentrarsi con cautela, soprattutto nello scrivere, è quello del “sociale”.

I fenomeni della povertà, della disabilità, della dipendenza da droghe, alcool, gioco d’azzardo, problemi dei minori, dell’immigrazione, del carcere e tante altre questioni, dove dietro ad ogni singolo contesto si nascondono sempre situazioni umane di difficoltà e di dolore, debbono essere trattate con prudenza. Non una prudenza volta ad esternare meno del necessario, ma un’attenzione a ponderare parole e giudizi, nel rispetto della dignità umana.

Accortezze che non debbono mancare in quanti svolgono attività nei più disparati campi del sociale, ma anche nei media, nelle istituzioni pubbliche, tra i tutori dell’ordine e gli organi di polizia, nella classe forense e nella magistratura.

Al tema dello “scrivere nel sociale” è stato dedicato un convegno che si è svolto a Macerata per iniziativa del Dipartimento di Giurisprudenza della locale università, con il patrocinio degli ordini professionali degli assistenti sociali e dei giornalisti.
Si è trattato di uno scambio di esperienze e di un confronto tra operatori sociali e dell’informazione. Il punto di incontro si è concretizzato in due sole parole: formazione e professionalità. Due termini che trovano sintesi in un unico concetto: nell’affrontare temi tanto delicati non può mancare la professionalità e questa non può esistere senza un’adeguata e continua formazione.

Stefano Giuliodoro, coordinatore del Centro di documentazione socio sanitaria dell’Asur 2 di Ancona, ha espresso questo concetto con un’immagine alquanto efficace: «Leggere per scrivere». Quell’invito che si rivolge ai ragazzi negli anni della scuola dell’obbligo per far comprendere loro che solo leggendo molto si impara a scrivere bene, Giuliodoro lo ha utilizzato anche nel suo intervento rivolto a giornalisti e assistenti sociali. Ai primi come invito a documentarsi sempre in modo ampio ed approfondito prima di scrivere su fatti di cronaca socialmente rilevanti, e ai secondi come necessità di studiare continuamente i fenomeni sociali attraverso la letteratura di settore e le riviste specializzate, sia per aggiornarsi professionalmente, sia per “saper scrivere” e “scrivere bene” relazioni, documenti, pareri, istanze.

Una fonte preziosa nelle Marche per coloro che vogliono approfondire le ricerche nel campo sociale è il Centro di documentazione e solidarietà di Moie di Maiolati, che raccoglie quindicimila libri ed oltre trentamila articoli di riviste specializzate su variegate tematiche sociali. Fabio Ragaini, uno dei volontari del Centro, ha sottolineato come la crisi dell’editoria, con la chiusura di molte riviste cartacee e la nascita di molte pubblicazioni online, abbia cambiato la fisionomia e la stessa operatività della struttura. Non è cambiata, però, la domanda di informazione, nonostante un calo di persone che, per motivi di studio o per finalità professionali, frequentano settimanalmente la sede del Centro di documentazione.

È stato calcolato che nel campo sanitario e sociale coloro che si documentano sul web sono aumentati di quattro volte nell’arco di sei anni, fino a raggiungere oltre il 60% dei “navigatori” nella rete internet. Un aumento esponenziale che ha fatto crescere anche il rischio di cadere nelle “fake news” e quindi nella disinformazione su temi particolarmente delicati. Un rischio, questo, cui si espongono spesso anche i giornalisti e da qui il bisogno di una particolare formazione ed una forte sensibilità deontologica.

Due aspetti, questi ultimi, che caratterizzano il lavoro di Redattore Sociale, la prima agenzia di stampa a livello nazionale sorta nel 2001 a Capodarco di Fermo. Carla Chiaramoni, giornalista che lavora da anni nella redazione centrale dell’agenzia, ha ricordato come Redattore Sociale sia nata dalla necessità che si riscontrava già negli anni Novanta di raccontare sugli organi di stampa storie umane piene di fragilità e analisi dei vari fenomeni di degrado o di sofferenza con un linguaggio attento e rispettoso, sia delle persone coinvolte in specifici fatti di cronaca, sia del lettore.

Il convegno ha visto al suo interno anche una tavola rotonda su aspetti maggiormente pratici. Vi hanno partecipato Adriana Antognoli (responsabile minori e famiglia del Comune di Fano), Michela Bomprezzi (assistente sociale e docente Unimc), Barbara Giacconi (coordinatrice dell’Ambito territoriale sociale n.12 delle Marche). Ha condotto i lavori Andrea Bocchini, assistente sociale e docente a contratto Unimc, che insieme a Raffaella Fusaro ha curato il coordinamento scientifico del convegno, collaborando con il prof. Giuseppe Rivetti, presidente del corso di laurea in Teoria, culture e tecniche per il servizio sociale e politiche dei servizi alla persona.

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