di Elisa Merlini

Al termine dei quaranta giorni della Quaresima e in concomitanza con la Domenica delle Palme si vive la Giornata Mondiale dei Giovani a livello locale e diocesano. Quest’anno si è trattato di un appuntamento che ha concluso un percorso intrapreso tre anni fa, con una forte connotazione mariana, richiamando l’immagine di una gioventù in cammino, in sintonia con il percorso del Sinodo dei Giovani e della settimana della GMG mondiale di Panama, vissuta a gennaio. L’ultimo tratto di questo triennio è stato tracciato dalla virtù teologale della speranza, incentrando il tema nel versetto del vangelo di Luca «Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola» (1,38).

Nella Diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia la GMG si è svolta nel pomeriggio di sabato 13 aprile a Passo di Treia e hanno preso parte giovani dai 15 anni in su provenienti dalle varie unità pastorali, associazioni, movimenti, accompagnati dai loro educatori e sacerdoti. Un appuntamento importante per tutta la comunità parrocchiale ospitante che da mesi preparava l’incontro, e questo si è trasformato in una bella giornata vissuta insieme ricca di tanti doni: dall’accoglienza animata dai giovani della GIFRA, alla super merenda, all’animazione liturgica.

In piccolo si è voluto far vivere e/o rivivere a tutti i partecipanti i momenti importanti della GMG di Panama. Riprendendo le parole del Papa e con l’aiuto dei giovani che hanno vissuto l’esperienza direttamente, abbiamo costruito un percorso che ci portava a vivere appieno la parola di Dio nella nostra vita. è stata consegnata all’inizio una benda che ha permesso ai giovani di “chiudere gli occhi” per ascoltare il discorso del Papa della Via Crucis che indicava le sofferenze che oggi ci sono nel mondo interrogandoci su cosa «noi, Signore, cosa facciamo? […] come reagiamo?». La riflessione è continuata per gruppi e prendendo come riferimento il brano del vangelo di Bartimèo, cieco di Gerico (Mc 10, 46 – 52), i giovani, aiutati dagli animatori e sacerdoti, hanno ricercato in loro il loro desiderio di amore e cosa gli impedisce di vederlo, cosa li rende ciechi.

La conclusione si è svolta tutti insieme in chiesa, davanti al Santissimo, guidati dalle parole del Pontefice e del Vescovo Nazzareno. Il Papa aveva sottolineato che “dire “Sì” al Signore significa avere il coraggio di abbracciare la vita come viene, con tutta la sua fragilità e piccolezza e molte volte persino con tutte le sue contraddizioni e mancanze di senso” e il Vescovo ha evidenziato che i difetti, le cecità dovremmo vederle come la nostra bellezza perché ognuno di noi è amato in modo speciale da quel Padre che non ci abbandona mai e non dobbiamo chiudere gli occhi, ma aprirli per vivere in pieno la vita e amarla per tutto quello che dona e per quello che abbiamo perché «Il primo passo consiste nel non aver paura di ricevere la vita come viene, non avere paura di abbracciare la vita così com’è» (papa Francesco).

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