di Massimiliano Colombi

Siamo di fronte alla “buona notizia” perfetta. Perfetta perché arriva in un momento davvero particolare e concorre ad invertire una narrazione insostenibile di Macerata come “città della paura”, efficace per le retoriche politiche, ma micidiale per la vita dei cittadini. Perfetta in quanto restituisce alla città una consapevolezza che rischiava l’evaporazione: città e comunità non sono alternative. Perfetta soprattutto perché consente di cogliere uno dei tratti fondativi della città di Macerata: una città “estroversa”.

Macerata “estroversa” si presenta come città della cultura che valorizza l’estro e la creatività; per la storica vocazione di città del dialogo e dell’accoglienza, attraverso un canale preferenziale con l’Oriente sulle orme di Padre Matteo Ricci; città della pace capace di pensare forme non–violente della convivenza; città di Maria, madre di Dio e testimone di una Chiesa materna e carica di misericordia.

Una città che testardamente cerca di coniugare cultura, socialità e spiritualità. Se questi tratti a volte fanno fatica ad essere riconosciuti da molti maceratesi, sono stati mirabilmente valorizzati dalla ricerca promossa da “Avvenire”. Macerata “generativa”, all’ottavo posto tra tutte le città italiane è una notizia ricostituente per tutta l’area “micropolitana” che intorno alla città coinvolge altre piccole e medie città. Siamo di fronte ad una “generatività di territorio” che grazie a Macerata viene riconosciuta a livello nazionale. I ricercatori riconoscono “Macerata generativa” per la «capacità di incidere positivamente nella vita di altri esseri umani» e per la propensione alla “trasmissione generazionale di ciò che ha valore”. In sintesi «la generatività costituisce probabilmente la componente principale della ricchezza di senso e di soddisfazione di vita».

Ritornano alla mente parole antiche che senza alcuna nostalgia ma con una carica profetica incontestabile possano ricollegare la generatività all’impegno di un “pensiero politico” sulla città. In qualche modo riafferma, anche in questa epoca dell’individualismo metodologico, la possibilità di costruire insieme la città dell’uomo a misura d’uomo (Giuseppe Lazzati). Nello stesso tempo risuonano le parole generative di don Lorenzo Milani: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia».

In questa prospettiva il lavoro coordinato dall’economista Leonardo Becchetti consegna alla città una mappa di “beni comuni” di cui aver cura e su cui investire per irrobustire la propensione generativa della città.

Un progetto generativo per Macerata deve avere attenzione e cura per: (1) le condizioni potenziali personali (reddito, salute, istruzione); (2) le condizioni potenziali di territorio (assenza di corruzione, libertà d’iniziativa) e (3) l’attivazione individuale–generatività in atto (comportamenti generativi dei singoli è l’elemento più importante). In questo quadro un elemento cruciale è l’ impegno “generativo”: dalla raccolta differenziata, alle imprese certificate come “ecologiche”; dal tasso di matrimoni, al numero medio di figli per donna; dalla percentuale di imprese di stranieri, ai volontari nelle istituzioni non profit; dalla partecipazione al voto, al numero di cashmob e/o slotmob (le iniziative a sostegno del piccolo commercio locale e contro l’azzardopatia, ndr). In una stagione di ripensamento della città e con una campagna elettorale già vivace in vista delle elezioni amministrative del 2020, avere una mappa delle questioni che contano è anche un dono prezioso per la città e richiama tutti a non sprecare l’occasione.

Una Macerata “generativa” è anche la città che coltiva la propria capacità di “sentire la ferita dell’altro” che diventa accoglienza e mobilitazione per sostenere chi fa più fatica. In questa epoca del castigo (Didier Fassin) il rischio che il povero diventi anche colpevole è molto elevato. Dalla Chiesa alle istituzioni, dal volontariato alla politica, nessuno può sentirsi immune. In questa prospettiva sostenere uno “sviluppo generativo” significa alimentare il desiderio di vita buona, non per sé ma per tutti, a partire da quelli che fanno più fatica. Allora Macerata estroversa e generativa può essere un laboratorio per una “città in uscita” che, come la Chiesa in uscita di papa Francesco, sia capace di prendere l’iniziativa, di coinvolgersi e di accompagnare le donne e gli uomini di questo tempo, con l’obiettivo che nessuno finisca per vivere la condizione di scarto. Accanto ai buoni lasciti sarà allora possibile generare nuovi inizi.

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