Qualche decennio fa termini come solidarietà, condivisione, vicinanza, erano molto comuni e diffusi. Oggi sembra che l’individualismo e la solitudine siano estremamente diffusi anche nell’arcipelago giovanile. Antoine-Marie Roger de Saint-Exupery scrisse: «Fa della tua vita un sogno, e di un sogno, una realtà».

Mi chiedo quanto proprio in questo periodo di crisi economica e politico-sociale, sia fondamentale partire da una domanda: i giovani di oggi possono ancora permettersi di “sognare” il proprio futuro ed impegnarsi a rendere i sogni concretamente realizzabili?  Oppure sono vittime di un sistema che propone come unico modello la rassegnazione, la mancanza di ideali e ancor più di progettualità?  E se cosi fosse, cosa fare per contestare un sistema cosi precostituito?  Voglio citare Papa Giovanni XXIII: «Molti oggi parlano di giovani, ma non molti, ci pare, parlano ai giovani».

Come sviluppare le risorse costruttive e vitali dei giovani, adulti del futuro? Perché meravigliarsi, poi, se l’energia dei ragazzi rimane bloccata, per sé e per gli altri, o indirizzata in modo distruttivo? Perché meravigliarsi se aumenta l’abuso di alcol, droghe, dipendenza da gioco e fenomeni come il bullismo e cyberbullismo. È fondamentale ricordare che si tratta di comportamenti che rivelano una fragilità, psicologica, una bassa tolleranza alle frustrazioni, cercando impulsivamente  la soddisfazione illusoria nella  cultura dell’evasione  e portando a conseguenze patologiche di ordine psichico e organico: l’uso di sostanze e alcol induce dei disagi psicologici, fisici e sociali; tutto ciò può essere associato ad un’altra dipendenza, quella del gioco in continuo aumento anche fra i giovani.

Sviluppare caratteristiche resilienti negli individui fin da piccoli, favorendo la crescita di persone, futuri cittadini, maggiormente  integrati e adattabili, facendo fronte alle necessità della vita. Promuovere la resilienza non è semplice, ma si tratta di un processo complesso in cui convergono vari elementi ma non è impossibile.

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