La celebrazione che stiamo vivendo usa delle immagini semplici, ma molto intense per costruire un percorso di preghiera, di riflessione, di adorazione.

Prima di tutto la liturgia usa la semplicità ed il silenzio: è in silenzio l’altare, che è completamente spoglio. È in silenzio l’inizio della liturgia che, come avete visto, comincia con la prostrazione e poi immediatamente con l’ascolto della Parola del Signore. Non ci sono elementi attorno a questa parola; non ci sono inni, non ci sono canti; non ci sono momenti che la contornano, perché la liturgia vuole che noi nel silenzio apriamo il cuore all’ascolto della Parola. E centrale c’è questo racconto: la Passione di Gesù.

La passione non è solo il racconto di ciò che Gesù ha patito, questo è un primo senso della parola “passione”. Ma davvero questa è la passione di Gesù, perché in questo racconto si mette a contrasto secondo un altro significato della parola “passione”: qual era la passione di Gesù e quali sono le passioni degli uomini.

La passione è ciò che ti appassiona, ciò che muove il tuo cuore, ciò che è più importante per te. L’elemento e la molla che spinge le tue azioni, e davvero, se ascoltiamo come abbiamo ascoltato, c’è un’unica passione di Gesù. Il cuore di Gesù fino al momento in cui si squarcia per poter donare i grandi segni dell’amore: l’acqua del Battesimo ed il sangue dell’Eucaristia, esprimono un’unica passione: Gesù vuol compiere la volontà del Padre e la volontà del Padre è la salvezza, questa è la passione di Gesù.

Se poi leggiamo attentamente, a contrasto emergono invece tutte le passioni degli uomini. E le passioni degli uomini, in questo racconto che narra così il contrasto tra la luce e le tenebre, sono tutte sbagliate. Tra le passioni degli uomini sbagliate, brillano così le pochissime eccezioni.

Tra quelle negative ci sono le passioni di Pilato: quella di farsi bello davanti al popolo, di essere considerato un grande. Ma c’è anche la sua paura: che se il popolo fa una spiata a Cesare, lui non sia più in grado di gestire la cosa. C’è la passione di apparire un grande giudice, ma poi c’è la paura di pagare le conseguenze della verità. E Gesù glielo dice chiaro: «Chi sta dalla parte della verità, sta con me!». Ma Pilato in realtà non ha la passione per la verità, la sua è passione per il successo.

C’è la passione di Giuda, che è gelosia della grandezza di Gesù ed avidità.

C’è la passione buona di Pietro, che vuol essere un discepolo, ma anche la passione cattiva: la paura di seguire il Signore quando costa troppo, quando si rischia di morire. Egli ha un desiderio sincero di seguirlo, ma quando si rende conto che questo costerebbe troppo, che vorrebbe dire rischiare la vita, allora lo abbandona.

Una passione buona è la passione di Maria, la sua passione di madre. Maria sta sotto la croce di Gesù, lo segue fin sotto la croce. E c’è la passione di Giovanni, che siccome era il discepolo sostenuto dall’amore di Gesù, il discepolo prediletto, riesce ad arrivare fin sotto la croce di Gesù e lì riceve in affidamento Maria, il dono più grande che Gesù poteva dare.

Così il racconto della Passione ci dice che davanti a Gesù emergono sia le peggiori che le migliori passioni degli uomini. Ecco perché Gesù dice davanti a Pilato, che rende testimonianza alla verità, cioè che Gesù fa verità, svela ciò che e vero e ciò che è falso nel nostro cuore. E il discriminante di tutto è la croce.

Davanti alla croce si vede quali sono le nostre passioni: se sono passioni buone ci portano solo la croce di Gesù, a sostenere anche noi la nostra croce. Se sono passioni cattive: gelosia, invidia, egoismo, paura, preoccupazione di sé… se queste sono le nostre passioni, fuggiamo davanti alla croce.

Ma la croce salva e Giovanni lo mostra. L’evangelista Giovanni ci mostra che la croce salva, perché anche quelli che avevano abbandonato Gesù, dopo che Gesù è morto in croce per noi, cambiano.

La croce ci cambia e così ci salva. Pilato ha il coraggio di concedere il corpo di Gesù e Giuseppe di Arimatea e Nicodemo hanno il coraggio di richiedere il corpo di Gesù. Questi sono già i primi segni dell’efficacia della salvezza portata dalla croce. Non diventiamo santi da noi. Non usciamo noi dalle nostre passioni tristi, non vinciamo noi le nostre passioni cattive. È solo stando vicino alla croce e lasciandoci salvare dalla croce che vinciamo le nostre passioni cattive e viviamo le nostre buone passioni.

Adesso siamo invitati a pregare. Lo faremo rispondendo all’invito del Vescovo e all’incoraggiamento del diacono, in questa preghiera della Chiesa tutta la Chiesa prega. La Preghiera dei fedeli di ogni domenica nasce proprio come ripetizione di questa preghiera del Venerdì Santo.

Poi “scopriremo” la croce, perché la Chiesa ci dice di guardare con occhi nuovi al valore della croce di Gesù. La Chiesa con questa liturgia ci dice: “tu ancora non hai scoperto la potenza della croce!”. Ogni anno ci ricorda che noi la croce non l’abbiamo ancora scoperta. Riscopriremo la grandezza della croce.

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