di Francesco Bonini

In vista delle imminenti elezioni del Parlamento europeo stanno uscendo interessanti documenti e prese di posizione, in particolare nel mondo cattolico, a conferma di un investimento di lunga lena, oggi rilanciato in maniera convinta. Si segnalano da ultimo la lettera pastorale dei vescovi europei riuniti nel cosiddetto gruppo “Euregio”, che comprende le nove diocesi frontaliere di Germania, Francia, Belgio e Lussemburgo, diffusa il 29 aprile, festa di Santa Caterina da Siena e soprattutto il breve e denso appello dei rettori di 32 università cattoliche dell’Europa, riuniti il 3 maggio a Parigi.
Due testi che ci fanno riflettere, anche perché, com’era prevedibile, la campagna elettorale si sta orientando soprattutto sui temi interni, sulla competizione interna, non solo in Italia. Ma

avere idee chiare o comunque riferimenti di prospettiva sull’Europa è fondamentale per il futuro immediato.

Ecco allora due considerazioni, ovvero un problema, serio, e una opportunità, eventuale.
Oggi c’è un serio problema potremmo dire di sincronizzazione.
Esiste un’Europa delle idee, dei principi, dei valori, dei riferimenti ideali. Esiste però anche un’Europa di carta, quella dei trattati, delle istituzioni, delle procedure. Esiste infine un’Europa della vita quotidiana. Il problema, il grande problema oggi è che queste tre diverse Europe, tutte reali vanno ciascuna per proprio conto, confliggono Non è sempre andato così. All’inizio forze politiche forti e coerenti, garantivano una sintesi, che generava fiducia, consenso e in concreto benessere diffuso.
La divergenza di queste tre Europe è frutto di due passaggi, la svolta neo-liberista degli anni novanta e la svolta della mondializzazione dei primi anni duemila. Passaggi lasciati, per l’insufficienza del pilotaggio, a loro stessi. Il pilota automatico, ovvero mercato e profitto a breve per pochi, non ha funzionato. Se ne sono accorti i cittadini, eccome: così si rischia solo di andare a sbattere.

Di qui un secondo e connesso scollamento, tra i livelli, statale, infra-statale e sovra statale, ovvero europeo. E il senso di confusione politica, morale e culturale.

Serve allora, come i due documenti suggeriscono, guardare senza complessi alle tensioni, ai conflitti, alle inquietudini, comprenderne le ragioni. Serve poi recuperare il senso dell’identità e delle differenze che caratterizzano un quadro che non è unitario nel senso di uniforme, ma comunitario, nel senso di articolato, plurale, cooperativo e sussidiario.
Libertà e comunità sono in questo senso due parole chiave, due bussole di orientamento. Che le pronuncino nuovamente i cattolici in Europa, come hanno fatto con convinzione quasi settant’anni fa, fa bene sperare. Perché possano diventare, come lo furono allora, piattaforme aperte di larghissima convergenza.

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