di Patrizia Caiffa

C’è Romeo, il robot in grado di aprire le porte, salire le scale e afferrare gli oggetti su un tavolo. O Pepper, un piccolo umanoide alto un metro e venti che riconosce addirittura lo stato emotivo dell’anziano che assiste, serve a fargli compagnia. Poi il giapponese Robobear, pensato per il sollevamento del paziente che ha perso l’autonomia. O addirittura il robot “coinquilino”, dotato di telecamere capaci di riconoscere i volti delle persone e monitorare i movimenti del corpo, adatto all’interazione con i pazienti affetti da Alzheimer. Ma anche prototipi in fase sperimentale come Zacharias, per l’assistenza ai malati di Parkinson e demenza, o Mario, per affrontare le sfide legate all’isolamento e al declino psicofisico degli anziani. Ancora più semplice e alla portata di tutti è ElliQ, un social robot che aiuta gli anziani a mantenersi attivi e impegnati e li istruisce all’uso corretto delle nuove tecnologie: li invita a fare esercizio fisico, a scadenzare la giornata, a dialogare via chat o social network.

Non è fantascienza ma è già il nostro domani entrato nell’oggi. Il ruolo della robotica con i “cobot” (robot collaborativi), della domotica (intelligenza artificiale applicata alla casa) nell’assistenza agli anziani e alle persone con disabilità cambierà molto lo scenario delle nostre società. Portando, come al solito, opportunità e rischi. E il grande punto interrogativo: che fine farà il lavoro umano? E la professionalità degli operatori? Se ne è parlato ieri a Roma al congresso nazionale Api-Colf e Federcolf, centrato proprio sul tema “La collaborazione familiare 4.0”.  Un tema di grande attualità che si rivolge ad una platea di persone e lavoratori vastissima, visto che

nel 2050 il 22% della popolazione mondiale avrà più di 60 anni. Nella sola Italia le colf denunciate all’Inps sono 776.000.

Considerando anche il lavoro nero sono stimati almeno 1 milione e mezzo di lavoratori e lavoratrici.  Oltre 2 milioni  e mezzo sono i datori di lavoro, ossia famiglie che si avvalgono della presenza di collaboratori familiari in casa.

L’88% sono donne. Il 73% sono stranieri.

Il contratto collettivo delle colf rientra nelle quattro più grandi categorie sindacali in Italia ed è numericamente al secondo posto subito dopo la scuola.

L’intelligenza artificiale e l’assistenza agli anziani. Le applicazioni dell’intelligenza artificiale al lavoro di assistenza sono innumerevoli. E’ in grado di “elaborare il linguaggio naturale, simulare i movimenti dell’uomo e comprenderne le esigenze”, spiega AlessandroOddi, ingegnere informatico e ricercatore all’Università Roma 3.  Il 16 febbraio 2017 il Parlamento europeo, consapevole della sfida, ha approvato le linee guida della “Roboetica”: i “badanti o infermieri elettronici” dovranno “garantire il rispetto della persona nella sua privacy e autonomia – precisa – e l’uomo dovrà vigilare perché non si arrivi mai alle soglie della fantascienza”.

Le “smart home”. Interessante è il capitolo della “domotica” e delle “smart home”, ossia un impianto intelligente in grado di gestire le varie funzionalità domestiche. Famose e già in commercio sono le intelligenze artificiali dell’assistente Google e Amazon Echo (Alexa), che interagiscono con gli elettrodomestici: aspirapolveri, forni, lavatrici, pentole di pressione si attivano automaticamente su comando vocale del proprietario. In una “smart home” si possono prevenire effetti negativi come fughe di gas, allagamenti e incendi. Si possono adottare modalità di risparmio energetico e climatizzazione intelligente. Ci si può connettere a distanza con servizi di soccorso medico e monitoraggio a distanza degli anziani, tramite telecamere installate negli ambienti.

La “telemedicina” e le “badanti di condominio”. Su questi ultimi aspetti sono attive molte esperienze di “telemedicina”, soprattutto per raggiungere zone remote dove non è facile trovare medici o infermieri. Si parla anche di “teleassistenza” a domicilio. In tal caso, spiega Anna Bentivoglio, neurologo all’Università Cattolica del Sacro Cuore (Policlinico Gemelli),

“il badante dovrà relazionarsi con il medico. La relazione umana non potrà quindi mai essere sostituita da una macchina”.

La domotica assistenziale sarà molto utile “per far invecchiare le persone a casa loro” e rendere la vita quotidiana più semplice. In futuro – ci sono già esperienze in atto in Italia – avremo le “badanti di condominio”: tanti alloggi privati per gli anziani che vivranno vicini e manterranno la socialità e persone che li seguiranno a distanza tramite la domotica e le cosiddette “control room”. “I cobot in casa potranno assumere mansioni ripetitive e pericolose – chiosa Armando Montemarano, presidente della Consulta Federcolf – ma i collaboratori familiari dovranno assumere posizioni di valore mansionistico elevato. Una battaglia non ancora vinta, perché oggi il welfare italiano si fonda sullo sfruttamento delle donne immigrate: lavorano tante ore, con retribuzioni basse o in nero e guadagnano meno degli italiani che non lavorano e prendono il reddito di cittadinanza. Compito del sindacato è fugare la prospettiva di una nuova servitù”.

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