I nonni: la risorsa sommersa

Camminavo spedita perché si era fatto tardi, la mattina era volata via. Ancora tante commissioni da sbrigare.
Il mese di maggio con le rose che spuntavano da qualche giardino ed emanavano il caratteristico profumo mi ha fatto pensare ad altri tempi. Dietro a me ho sentito all’improvviso una voce allegra. Mi sono voltata: un uomo abbastanza maturo con una carrozzina portava a passeggio, immagino, sua nipote che se la rideva spensierata, fantasticando di viaggiare in chissà quale carrozza principesca.
L’uomo parlava, scherzava e faceva fare all’immaginaria carrozza delle giravolte che mettevano ancora più in allegria la bambina che, felice di una guida così sicura, si divertiva spensierata.
Ho ricordato allora i tanti nonni conosciuti che per i nipoti hanno fatto il possibile e l’impossibile. Hanno cambiato le loro abitudini, i loro orari. Hanno saltato pasti e sono stati svegli anche di notte. Non li hanno lasciati, li hanno accompagnati, consolati, appoggiati e sono stati presenti.
E i genitori? Sì, sono presenti ma di una presenza un po’ bizzarra perché il lavoro nella scuola, nella fabbrica, nell’ufficio, nel negozio li ha assorbiti e loro, a loro volta, si sono lasciati assorbire, delegando a questa risorsa umana sommersa – i nonni – tutto quello che era possibile delegare.
Forse all’inizio con l’arrivo del primo figlio nessuno si rende conto delle energie che questo richiede. Pappe, pianti e febbri da curare. Allora una telefonata e loro, i nonni, sono lì presenti, senza chiedere, senza pretendere, meno apprensivi sì, ma sempre molto responsabili.
Nelle loro mani allora pian piano va tutta la cura del primo, del secondo e se c’è (una rarità) del terzo figlio.
I nonni portano a passeggio, i nonni si godono i primi passi, i nonni assistono ai primi balbettii.
Certo vi sono delle eccezioni: genitori che hanno la possibilità di camminare da soli con i loro bambini a carico. Corrono da una parte all’altra, dall’asilo nido, alla scuola materna, per accompagnare e poi riprendere quell’essere che diventa lentamente una persona con le sue idee, i suoi interessi e la sua indipendenza.
Ma nella maggioranza dei casi sono spesso gli over 60 che si occupano dei nipoti. Nessuno si domanda se questo sia giusto o no: è un fatto acquisito. Il problema sorge molto più tardi quando ormai di loro non si ha più bisogno, perché i ragazzi sono cresciuti, si sanno gestire e, pur restando in casa, non hanno più bisogno di quella bambinaia che li ha praticamente cresciuti.
Il tempo trascorre veloce e quel nonno che correva già non lo può fare più, cammina a fatica e forse ha bisogno anche del bastone. Lui che attendeva paziente il nipote che facesse i primi passi, ora non è atteso da nessuno, vive solo.
Basterebbe una visita, ma non c’è tempo, ci sono altre priorità. Ora che non è più una risorsa sommersa, è soltanto sommerso di solitudine e di oblio.
Allora sorgono i circoli per persone anziane, dove i nonni vanno a giocare a carte, a stare con gli amici. Oppure essi si dedicano a coltivare forse quelle rose che oggi ho visto fiorite e profumate. Con le loro mani esperte non fanno più girare come un fantastico cocchiere la carrozzina, ma curano i fiori nello stesso giardino dove hanno fatto crescere i suoi nipoti.
Tutti abbiamo un bel ricordo di queste persone. Le loro favole che c’incantavano, i loro racconti che si ripetevano e che sempre volevamo ascoltare una seconda volta. Ma non solo questo, in alcuni casi sono stati i nostri primi educatori. Alcuni ci hanno insegnato come si deve entrare in una chiesa, come si riconosce una Presenza nascosta, come si fa il segno della croce, come si recitano le preghiere semplici. Certamente non è un privilegio per tutti i bambini. Ma lo è stato per molti che oggi li ricordiamo. Prima che arrivasse la maestra sono loro che ci hanno insegnato a inventare storie a leggere le prime righe. Sono loro che forse hanno predetto vedendo i nostri occhietti vispi e interrogativi le nostre qualità e i nostri difetti.
Sono loro che hanno ricevuto tutto il nostro affetto di bambini irrequieti ma pur sempre rispettosi della loro storia personale che non si sono mai rifiutati di raccontarci.
Forse questo fa parte di un immaginario che non corrisponde alla realtà di oggi ma sono pur sempre una risorsa su cui poggia la società attuale.
Resta attuale che quando i nipoti sono ormai grandi come ci dice una poesia vera e semplice, essi, i nonni, rimarranno molto spesso soli e abbandonati.

C’è un nonno in disparte
che gioca alle carte,
le gioca da solo:
nessuno lo vuole.
C’è un nonno in giardino
che beve del vino,
lo beve da solo:
nessuno Io vuole.
C’è un nonno per strada
non so dove vada,
cammina da solo:
nessuno lo vuole.
C’è un nonno che dorme
speriamo che in sogno
qualcuno ci sia
in sua compagnia.1

Maria Lidia Rossi

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