di M. Chiara Biagioni

La Corea del Nord continua a terrorizzare il mondo. Dopo la ripresa dei lanci nucleari nel mese di maggio, è di oggi la notizia di plotoni d’esecuzione usati per punire, anzi giustiziare, alti funzionari sleali o inefficienti nella trattativa con gli Stati Uniti. L’ira del leader nordcoreano si è abbattuta su Kim Hyok-chol, il suo inviato speciale per il negoziato nucleare di Hanoi che sarebbe stato fucilato a marzo, assieme a quattro funzionari del ministero degli Esteri. Oltre alle fucilazioni ci sarebbero state altre punizioni nella squadra di negoziatori. Sono usciti di scena anche Kim Yong-chol, 72 anni, la sua assistente e l’interprete e pare che siano stati mandati ai lavori forzati, in quel “processo di rieducazione” a cui si fa ricorso in Corea del Nord. “Scenari” inquietanti – osserva Antonio Fiori, esperto di Coree e professore all’università di Bologna – che “sicuramente possono preoccupare l’amministrazione americana ma non incidono in alcun modo sul processo negoziale visto che Trump è esclusivamente interessato allo smantellamento delle testate nucleari e non a quanta gente ammazza Kim”. Questo dimostra in modo chiaro che “purtroppo nella politica reale – sentenzia Fiore – la negazione dei diritti umani è puramente una questione interna ai singoli paesi e pertanto non un elemento di particolare attenzione a livello negoziale”.

Professore, ma è vera la notizia? Davvero sono stati giustiziati alti funzionari della nomenclatura di Kim Yong-un?

La verità la possono sapere soltanto loro. La notizia è uscita su Chosun Ilbo, un giornale conservatore sudcoreano che molto spesso ci ha abituato a notizie totalmente prive di fondamento. Ci sono stati episodi negli anni passati in cui Chosun Ilbo o l’intelligence sudcoreana avevano dato notizie relative a fucilazioni di funzionari nordcoreani che poi sono riapparsi. Per cui fino a quando non si avranno maggiori informazioni, la notizia non può essere confermata.

Come studiosi, avevate qualche sospetto?

C’è una cosa a cui noi osservatori facciamo molta attenzione ed è la presenza degli alti funzionari all’interno delle delegazioni formali che accompagnano i leader. In Russia, quando Kim Jong-un è andato ad incontrare Putin, non erano presenti nella delegazione né Kim Hyok-chol né Kim Yong-chol e neanche la sorella minore. Questo fa pensare che qualcosa possa essere accaduto.

Cosa potrebbe essere successo per spingere ad una tale “epurazione”?

Ci sono due versioni. La prima parla di un eventuale caso di corruzione in cui pare sia coinvolta addirittura la sorella di Kim Jong-un, non a caso messa ai margini della nomenclatura politica. Credibile? Non lo so.

Tutto può accadere in Corea del Nord. Tutto viene sanzionato, anche in ambito familiare.

Cosa si intende in Corea del Nord per corruzione?

A quei livelli, la corruzione è legata all’attività commerciale con la Cina. Si acquisiscono crediti finanziari che non dovrebbero stare nelle mani di funzionari, ma fluire direttamente nelle casse del regime.

La seconda possibilità?

E’ che siano stati puniti per il fallimento del vertice di Hanoi con Trump. Come sappiamo, ad un certo punto i due leader si sono alzati e sono tornati a casa senza che il summit abbia portato ad una dichiarazione congiunta. Kim voleva un alleggerimento sostanziale delle sanzioni poste in essere dalla comunità internazionale. Trump invece, per concederlo, avrebbe voluto l’innesco di un sostanziale processo di disarmo da parte della Corea del Nord. Kim allora si alza senza negoziare una eventuale soluzione di mezzo. E nel momento in cui si alza, la fanfara che aveva organizzato prima della sua partenza da Pyongyang, si sgonfia in una sostanziale delegittimazione del leader. È chiaro che il fallimento di quel summit deve per forza trovare un colpevole. Chi? Kim Hyok-chol e Kim Yong-chol, appunto.

Può succedere che un summit possa fallire e che chi lo ha organizzato possa aver sbagliato. Ma c’è una grande differenza tra una responsabilità ed una esecuzione. Chi abbiamo davanti?

Kim Jong-un è il leader di un Paese particolare. Un Paese che, dalla notte dei tempi, rappresenta l’autorità come una realtà che non può in alcun modo essere messa in discussione.

In un Paese come la Corea del Nord, i funzionari che lavorano male per la legittimazione formale del leader, non vengono licenziati, vengono giustiziati. È molto semplice.

Con una persona che ragiona così, con un paese impostato in questo modo, quanto l’Occidente può fidarsi?

Ottima domanda, che però io potrei anche rovesciare. È ovvio che la Corea del Nord ha i suoi dettami e i suoi paradigmi. Un paese di cui probabilmente non ci si può fidare in toto.

Detto questo però aggiungerei: quanto la Corea del Nord può fidarsi dell’Occidente?

Bisogna allora probabilmente abbandonare la linea “zero-sum game”, dove vince uno e perde l’altro per cominciare a posizionarsi su una strategia “win win” dove vince un po’ uno ma anche un po’ l’altro.

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