Dopo Mercatone Uno: superare le crisi aziendali con la solidarietà

Vicende come quella del Mercatone Uno, devono spronarci a ricercare strumenti e soluzioni diverse per risolvere le crisi aziendali, nella consapevolezza che non è possibile far gravare sulla fiscalità generale il costo di aziende divenute ormai non competitive o non sostenibili finanziariamente

di Fabio G. Angelini

Il recente fallimento del Mercatone Uno segnerà certamente la vita e il destino di tante famiglie. A queste deve perciò andare tutta la nostra solidarietà e vicinanza. Tra dipendenti e indotto si parla di circa diecimila lavoratori sparsi per l’Italia e di un passivo, accumulato in meno di un anno, da quando l’azienda è stata rilevata dalla procedura di amministrazione straordinaria, pari a circa novanta milioni di euro. Numeri da capogiro con conseguenze pesanti in un’economia che non solo non cresce ma che continua a perdere competitività anche in settori in cui avremmo in realtà tutte le carte in regola per essere leader.
Vista nella prospettiva della dottrina sociale della Chiesa, la vicenda del Mercatone Uno può essere analizzata secondo diverse prospettive.
La prima è, ovviamente, quella del lavoro che, in quanto opportunità per affermare la dignità della persona e la sua capacita di collaborare all’opera creativa di Dio, non può che essere un diritto per tutti. Come si sa però, in un contesto di mercato, questo non sempre è possibile.

A tal fine servono imprese competitive, capaci di innovare e di rinnovarsi, lavoratori competenti e dediti allo svolgimento delle proprie mansioni e, infine, imprenditori e manager in grado di fare il Bene della propria azienda, coniugando al meglio tutti gli interessi in gioco.

Come per vicende analoghe a quella del Mercatone Uno, il fallimento di un’impresa e le sue conseguenze pratiche (disoccupazione, fallimento di altre imprese, depressione economica, ecc…) rappresentano una perdita per tutti, una spirale degenerativa e disumanizzante dalla quale non è possibile tirarsi fuori senza solidarietà e istituzioni.
La seconda è, appunto, quella della solidarietà. La dottrina sociale della Chiesa ci insegna infatti che, tra Stato e mercato c’è una dimensione fondamentale nell’ambito della quale lo scambio sociale avviene secondo la logica del dono. Più solidarietà un popolo è in grado di esprimere e di porre in cima ai valori di fondo del proprio stare insieme, più il mercato da un lato e le istituzioni dall’altro saranno in grado di funzionare correttamente, creando le condizioni per realizzare il bene comune. Laddove c’è sofferenza, tristezza e paura del futuro, solo la capacità di essere solidali l’un l’altro, di esprimere a chi ci è più prossimo una vicinanza autentica animata da quello spirito di carità che viene da Dio, possono alleviare le preoccupazioni di coloro che perdono il proprio lavoro tramutandole in speranza.
La terza, infine, è quella fondamentale delle istituzioni. Ad esse spetta il compito di intervenire rendendo la società in cui viviamo più umana, capace di rispettare i diritti fondamentali della persona e di creare le condizioni per un autentico sviluppo, che deve certamente avere una matrice economica, ma che richiede lo sviluppo integrale della persona.

Dallo Stato non ci si aspetta che esso si sostituisca all’impresa e alle dinamiche del mercato, bensì che esso sia in grado di prevenirne i fallimenti ponendo in essere azioni efficaci sia sul fronte delle regole che su quello delle politiche a sostegno delle persone in difficoltà, aiutandole a rialzarsi e a seguire la propria vocazione lavorativa.

Quando queste tre sfere (mercato – solidarietà – istituzioni) smettono di dialogare e di supportarsi reciprocamente, con la conseguenza di far perdere di vista, a coloro che vi operano, quello spirito di servizio che – come ci insegna Francesco – è il cuore della santificazione in mezzo al mondo, il sistema si inceppa provocando conseguenze gravi sul fronte della coesione sociale.
E allora, vicende come quella del Mercatone Uno, devono da un lato spronarci a ricercare strumenti e soluzioni diverse per risolvere le crisi aziendali, nella consapevolezza che non è possibile far gravare sulla fiscalità generale il costo di aziende divenute ormai non competitive o non sostenibili finanziariamente. E, dall’altro, ad aiutarci a riflettere sulla necessità di riscoprire le ragioni del nostro stare insieme, di condividere le nostre risorse materiali e umane cooperando per raggiungere, tutti insieme, ciascuno con il proprio lavoro, obietti di crescita economica e sociale. Solo così potremo sperare in una società più inclusiva e solidale.

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