di Gjergj Meta

Le rughe sul viso di Suor Giuseppina, la leggera curvatura delle spalle di suor Bernarda, fanno vedere il peso degli anni e di tante fatiche, ma il loro sorriso e il loro sguardo fanno trasparire la giovinezza dello spirito. E che dire di suor Teresa della comunità di Santa Giovanna Antida? 81 anni compiuti, sempre con la grinta di una missionaria infaticabile, opera che svolge insieme alle altre suore delle due comunità che sono in diocesi.

Sempre instancabili sono anche le Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli e quelle vincenziane di fondazione Cecca, con i poveri ed i malati, nella città di Rrëshen e nei villaggi di Bushkash, Stojan e Ulëz, con i bambini poveri e le famiglie contadine.

Colorano di Africa la mia diocesi le suore della Tanzania, Suor Julitha e Suor Joys insieme alla simpatica suor Clara, la nostra siciliana doc che in ogni riunione ci canta vecchie canzoni italiane. Le suore Dorotee a Suç sono davvero un dono di Dio per tutti gli abitanti della zona e soprattutto per i più poveri. Hanno aperto un doposcuola, lavorano con le donne povere e fanno catechismo nei villaggi.

“Nella mia diocesi ho le migliori suore al mondo”, dico spesso scherzando, ma con tanto affetto ed anche un po’ di verità.
Sono davvero le migliori. Posso dire a pieno titolo che sono parte del mio presbiterio e fanno tanto lavoro, soprattutto là dove i preti possono andare solo una volta al mese e lavorano con così grande amore e dedizione che mi lasciano sempre sbalordito e ammirato. Imparo da loro, dalla loro femminilità, tenerezza e cura dei particolari, ogni giorno. La loro vita è viva, forse perché anche libera da tante strutture che a volte, nei Paesi occidentali, finiscono per reprimere lo spirito di intraprendenza. Ecco perché spesso mi intristisce vedere suore, anche giovani, soprattutto dai paesi del Sud del mondo che, venendo in Italia o altrove, finiscono per vivere in infermerie oppure in alberghi di Congregazioni religiose, quando invece potrebbero essere missionarie nei loro Paesi e in tanti altri.

Come ad esempio le mie suore. Scusate questo pronome possessivo, ma mi sento di dirlo. Dove non arriva la macchina le mie suore vanno a piedi e dove non possono risolvere situazioni di povertà pregano insieme alle famiglie e condividono quello che hanno. Tra poco il Signore ci farà dono delle suore contemplative di Madre Teresa. Sono già state qui, hanno visto la situazione ed hanno deciso di fermarsi a pregare nella diocesi di Rrëshen.

Perché noi non possiamo fare tutto, ma il Signore sì.

In fondo, è proprio per combattere quello spirito mondano dell’efficientismo, della produttività, di un attivismo asfissiante, che tante volte prende anche noi vescovi, presbiteri e religiosi, che abbiamo volute chiedere e ospitare anche un Istituto femminile di vita contemplativa.

Ho studiato la vita religiosa quando facevo la licenza all’Università Gregoriana.Adesso invece tocco con le mie mani la grandezza di queste donne straordinarie, la cui dedizione incondizionata mi fa sperare e sognare una Chiesa tutta discepola, tutta apostolica e tutta missionaria.La vita religiosa e quella diocesana in paesi come l’Albania non hanno un chiaro confine. Anzi, perché avere dei confini? Abbiamo preti diocesani che vivono i consigli evangelici e suore che vivono la diocesanità nelle opera di apostolato, come i presbiteri diocesani.

Questo perché è una Chiesa missionaria e rimane tale, anzi è sempre tale e, secondo me, dovrebbe esserlo dovunque. In missione permanente.

Ho deciso che la prossima lettera pastorale che scriverò alla diocesi avrà proprio questo tema, parafrasando i martiri di Abitene: “Senza la missione non possiamo vivere”. Quando la stella polare è Cristo, il servizio a lui nelle sue membra povere ed emarginate, in quelle persone con i quali lui si identifica, le differenze diventano una ricchezza e non un ostacolo.

Il giorno della messa crismale ho voluto fare una foto con tutte le mie suore e dopo abbiamo cenato insieme ai preti, quei pochi preti, per festeggiare non solo l’unzione dell’ordinazione sacerdotale, ma anche quella specialissima e fondativa unzione, la comune unzione del battesimo e della cresima, che ci fa degli unti di Dio, dei Cristi mandati ad annunciare la Buona novella.

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