La seconda giornata è iniziata con una visita a un luogo naturale davvero molto bello, situato sulla costa a nord-est, da cui addirittura si vede in lontananza la Scozia. Lo chiamano: il sentiero dei giganti. Tra 20.000 e 50.000 anni fa questa zona era sommersa da un mare particolarmente freddo, da una spaccatura della crosta terrestre salirono improvvisi getti di lava incandescente, che a contatto con l’acqua gelida si

solidificarono cristallizzandosi in lunghe colonne strettamente affiancate, di forma esagonale pressoché perfetta. Visti dalla superficie, come succede a chi oggi ci passa sopra, questi esagoni strettamente accostati tra loro danno l’impressione di una pavimentazione perfetta: un sentiero pavimentato da tanti sanpietrini esagonali, di dimensioni adatte ai piedi di un gigante. La fantasia della natura, che rivela la fantasia del Creatore, non cesserà mai di stupirmi. Questo sito è protetto dall’Unesco e posso assicurarvi che vale davvero la pena visitarlo.

Rientrando da qui abbiamo trascorso il pomeriggio e la serata visitando Belfast. La sensazione complessiva è stata che se le organizzazioni internazionali sanno proteggere le meraviglie della natura, nel corso della storia spesso non sono state capaci invece di proteggere quella straordinaria meraviglia della natura che è l’umanità. Soprattutto purtroppo sono state incapaci di proteggerla da sé stessa.

Chi come me ha più di 60 anni, ricorda bene il nome di Belfast: la città capitale dell’Irlanda del Nord dove fino agli anni 80, cioè fino a pochissimo tempo fa, i residenti cattolici irlandesi e i residenti protestanti e di origine inglese, si sono combattuti in una guerra civile fatta di tanti episodi concatenati, in cui attentati, soprusi personali ed addirittura vendette per i motivi più vari, hanno mantenuto vivo per tantissimi anni uno scontro tra due gruppi diversi per religione e per identità nazionale. Anche se vivevano nello stesso quartiere.

Abbiamo avuto come guida per visitare i segni ancora ben riconoscibili di questa guerra nel cuore dell’Europa, una coppia che ha la responsabilità della prima comunità neocatecumenale di Belfast. La signora ci ha portati nel suo vecchio quartiere, ancora oggi attraversato da un alto muro che separa la zona protestante da quella cattolica; un muro costruito dopo che nei disordini del 1969 la sua casa come quelle di tutti i suoi vicini cattolici era stata bruciata per rappresaglia, dopo che loro in tutta fretta l’avevano dovuta abbandonare senza poter portare nulla con sé, potendo solo salvarsi la vita.

L’esperienza di suo marito è stata ancora più tragica: vivendo in un quartiere di cattolici dove era particolarmente presente l’Ira, cioè l’esercito clandestino per la liberazione dell’Irlanda dagli inglesi, si è trovato ad assistere la vari attentati a cui la rappresaglia di gruppi paramilitari protestanti reagiva con l’omicidio di quanti venivano considerati terroristi (e per essere definiti terroristi in quel tempo di barbarie, purtroppo ancora tanto vicino, bastava essere dei cattolici riconoscibili come tali, perché, come dicevano i protestanti più estremisti, un cattolico convinto è certamente un terrorista dell’Ira); così il fratello del nostro amico con la moglie e i due figli fu fermato da un gruppo paramilitare a pochi metri dalla Chiesa in cui si stava recando per la Santa Messa e tanto bastò perché venissero brutalmente uccisi tutti.

Come in ogni caso di guerra civile – ne ho fatto l’esperienza dai racconti dei miei amici che hanno vissuto la guerra del Kosovo – tentare di giudicare da lontano distinguendo in Buoni e Cattivi è sempre un’operazione ingiusta; quello che mi ha profondamente colpito nel racconto del nostro amico è stata la sua notazione: «Fortunatamente avevo da un po’ di tempo iniziato a riscoprire la mia fede attraverso l’esperienza del Cammino e questo, insieme al sostegno dei miei fratelli di comunità, mi ha permesso di non impazzire dal dolore diventando anch’io un terrorista desideroso di vendetta».

Ho potuto contemplare così con sincera ammirazione che quando la fede brilla, riesce a mantenere umana una persona anche nelle condizioni in cui il male di questo mondo si scatena orribilmente e ci provoca all’odio e dalla vendetta.

Le mura di Belfast in questi quartieri sono oggi ricche di murales che ricordano episodi di quegli anni e di volti giovanissimi delle tante vittime. «È importante non dimenticare – dice il mio amico – non per mantenere vivo uno spirito di vendetta ma per insegnare al mondo a non ripetere più questi orribili errori».

Dopo questa speciale liturgia penitenziale siamo andati a celebrare la santa Messa con alcuni fratelli neocatecumeni nelle comunità di Belfast. Vi assicuro che quando nel mio stentato inglese ho detto le parole «Vi lascio la pace, vi dono la mia pace», questa frase di Gesù che ripeto in ogni Messa aveva un sapore del tutto particolare.

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