Negli occhi pieni di stupore di una bimba è racchiusa e risplende al tempo stesso la bellezza di ciò che sta accadendo. Lei è nata… due pellegrinaggi fa! Proprio il giorno del Pellegrinaggio Macerata Loreto del 2017, con una malformazione congenita di cui nessuno era al corrente e che ha fatto temere il peggio. Ma eccola qua, la piccola Martina, con i genitori e la sorella maggiore: tutti e quattro sull’erba dello Stadio Helvia Recina di Macerata insieme alle migliaia di altre persone che assisteranno al gesto.
La mamma, Lucia, mi dice di essere grata al Signore per essere venuta e che è “difficile dire quello che si scopre e come farlo capire, ma ho – continua lei – una certezza in più e ringrazio Dio di aver un altro sguardo sulla vita”.

Intanto il parterre dello Stadio e le scalinate si affollano di persone provenienti anche da diversi paesi stranieri: Brasile, Colombia, Olanda, Svizzera, Croazia. Le regioni con un maggior numero di adesioni sono le Marche, la Lombardia, il Veneto, la Toscana, l’Emilia Romagna, la Puglia, l’Abruzzo. A tutti viene consegnato il kit del pellegrino: Rosario, libro guida, messaggio di don Julián Carrón, Presidente della Fraternità di CL, carisma cui da sempre si ispira il Pellegrinaggio, un Crocefisso.

Quest’anno più di 130.000 persone sono state raggiunte attraverso l’evento Facebook e il 40% in più di visitatori del sito rispetto allo scorso anno. L’allestimento dello stadio, dove viene celebrata la S. Messa prima della partenza dei pellegrini, è curato da un gruppo di volontari, impegnati in vari compiti che richiedono anche personale specializzato. Ma tanti altri volontari, circa 3.000, si sono dedicati al lavoro nei vari servizi: sono giovani e adulti che mettono a disposizione tempo, competenze ed energie, provenendo da tutte le Marche e da più parti d’Italia. Cosa muove queste persone? «Il desiderio di vivere un’esperienza che rende gioiosa la vita, testimoni di una gratuità in atto, che rappresenta un segno di continua novità», dicono di loro stessi.

L’evento si avvia con la scaletta oramai ben strutturata: canti di accoglienza, il saluto -l’ultimo da Sindaco – di Romano Carancini, recita dell’Angelus guidata da don Gigi Traini, introduzione di Ermanno Calzolaio, presidente del Comitato Pellegrinaggio, e varie testimonianze.

Due le principali: di Jonata, di Firenze, che ha raccontato la sua vita con Caterina dal giorno del matrimonio alla morte della moglie e come il vuoto lasciato dalla moglie «non è mai stato vuoto. È stato colmato con qualcos’altro… Una compagnia che non finisce più».
Di Tilly, cattolica algerina, venuta dal suo Paese per testimoniare come dal 1990 al 2000, in Algeria, sono morte 200 mila persone, e che anche la Chiesa di Algeria ha sofferto per la morte di un vescovo, 7 monaci cistercensi, 4 Padri Bianchi e 7 religiose e religiosi, per i quali l’8 dicembre dell’anno scorso è iniziato il processo di beatificazione. Fra costoro ci sono anche i sette monaci uccisi a Tibrine e, di uno di essi, Tilly era amica personale.

S.E. Mons. Giampietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie annuncia poi il mese missionario straordinario voluto per ottobre di quest’anno da Papa Francesco che chiede che tutta la Chiesa sia missionaria.

Ed ecco la telefonata di Papa Francesco aperta da uno scambio oramai familiare tra lui e don Giancarlo: «La veste da vescovo con le scarpe da tennis: una bella macedonia!» Poi ha proseguito con il messaggio: «Questa sera vi sono vicino nel peregrinare. Peregrinare è camminare. È fare in una sera quello che si fa in tutta la vita: andare avanti. Nella vita si deve sempre camminare. Anche quando siamo nel riposo, dobbiamo camminare con lo spirito, per andare sempre avanti, all’incontro con la pienezza. La pienezza di Gesù. La pienezza per tutti noi». «Saremo i discepoli missionari di Papa Francesco», lo slogan che don Giancarlo lancia, e «Così mi piace. Avanti e coraggio!», è stata la risposta del Santo Padre.

Entra poi la Fiaccola per la Pace, benedetta mercoledì 5 giugno in piazza San Pietro da Papa Francesco al termine dell’Udienza generale, seguita da una ventina di atleti per l’accensione del braciere.

Segue la Santa Messa introdotta dal saluto di S.E. Rev.ma Mons. Nazzareno Marconi, Vescovo di Macerata – Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia che cita «un poeta moderno -così ama definire Claudio Baglioni- che è molto più che un cantautore: Strada facendo, vedrai/Che non sei più da solo/Strada facendo troverai/Un gancio in mezzo al cielo… e il suo saluto è un augurio: Auguro a tutti e ad ognuno che stanotte, “strada facendo”, tenuti per mano da Maria, scopriate la verità della mente e del cuore “che non sei più da solo”», richiamando così il titolo del Pellegrinaggio edizione 2019.

La celebrazione eucaristica è presieduta da S.Em. Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Al centro dell’Omelia la preghiera per l’Italia «perché in ogni contrada si possa vivere nella pace e nella concordia, e cresca il senso della solidarietà fraterna». Poi «per i malati, gli anziani e i ricoverati negli ospedali». Ed infine «un grido di allarme nei confronti di un triste fenomeno che riguarda i nostri giovani: la mancanza di lavoro e di prospettive per il loro avvenire».

E via, alla fine della Messa, verso la Santa Casa di Loreto. Il percorso è ben rodato anch’esso: adorazione del SS. Sacramento a Sambucheto; accensione e distribuzione dei flambeau a S. Firmano; fuochi d’artificio all’altezza del ponte sul fiume Potenza. E non poteva non essere ricordato Giacomo Leopardi passando sotto Recanati: lo ha fatto genialmente -come al suo solito- il poeta e scrittore Davide Rondoni.

Si prosegue passo dopo passo, dietro a don Giancarlo instancabile ideatore e guida del Pellegrinaggio, pregando, impetrando grazie per i malati e i bisognosi, cantando, e ascoltando tante testimonianze; mentre si lotta contro il sonno, la stanchezza, l’umidità della notte, i dolori ai piedi, ma la festa attende tutti quelli che arriveranno a Loreto! Sul sagrato il S.Em. Card. Bassetti, Mons. Dal Cin, Arcivescovo di Loreto, Mons. Dal Toso e don Giancarlo.

 

La gioia dei canti festosi sostituisce la fatica di chi ha camminato tuta la notte, la vista del Santuario cancella la stanchezza, mentre cresce il desiderio di entrare in Santa Casa per salutare personalmente la Madonna… Che grande Mistero!

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