A fronte del calo della pratica religiosa – solo il 22% pratica settimanalmente – tiene invece in Italia il sentimento religioso. “Oltre il 60% degli italiani dichiara di avvertire la presenza di Dio nella propria vita, oltre il 50% nelle vicende della propria esistenza vede Dio che vuole comunicare qualcosa. Ben il 28% dichiara di avere ricevuto una grazia”: lo ha detto il sociologo Franco Garelli intervenendo al convegno dalla Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, in corso a Padova.

“La sfida per il clero e per la Chiesa è quindi se la parrocchia è una formula datata, se ha ancora il suo ruolo di legame sociale. Se 25 anni fa l’80% degli italiani riteneva importante il ruolo della parrocchia, oggi lo dice poco più del 50%”, ha rilevato Garelli. Che ha continuato: “È in forte crescita, circa il 40%, il numero di chi si dichiara cattolico per educazione e cultura più che per fattore spirituale o religioso. Ci sono i cattolici praticanti e ‘quelli di famiglia’, che maturano cioè l’identità cattolica per il legame con la tradizione, perché è meglio avere radici religiose e culturali che non averne. È un’area che esprime una grande domanda di senso e su cui alcuni politici stanno investendo”.

“La Chiesa – ha concluso Garelli – deve prendere coscienza che non si può più parlare di cattolicesimo popolare parrocchiale, ma allo stesso tempo non si può parlare di fine della cristianità. La sfida non è l’uscita dell’Italia dalla cultura cattolica, anche se è in forte crescita la parte della popolazione ai margini o estranea alla proposta cattolica. Accettare il pluralismo significa riconoscere che vi sono figure cattoliche diverse e pensare a una pastorale per domande di senso diverse tra di loro, come quelle di chi interpreta il cattolicesimo su base etnica e culturale più che spirituale e quelle di una élite formata da persone più attive e con basi di convinzione piuttosto solide”.

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