Unità pastorali: Settimana Cop. Villata, “un soggetto nuovo, istituzionalizzato”

Le Unità Pastorali non sono il trovarsi qualche volta insieme dei preti senza un progetto

“Le unità pastorali sono ‘una’ risposta ai problemi del calo del clero, non l’unica né probabilmente la migliore. Ma è quella che impegna di più la Chiesa italiana nello sviluppo di una pastorale che sia più sinodale”. Lo ha affermato il pastoralista torinese Giovanni Villata, intervenuto stamattina alla 69ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale del Cop, in corso a Padova.

“Oggi siamo passati dalla paura che non ci siano più preti al constatare che questo è realmente accaduto. I tentativi di affrontare il problema finora sono stati mettere assieme tra loro le parrocchie, che abitassero territori omogenei, e farle coordinare da un unico progetto pastorale. Comunione, missione, progetto e obiettivi comuni e condivisi, territorialità: queste sono le parole che accomunano ogni composizione di nuove forme di comunità parrocchiale”, ha rilevato Villata. “Ma se tutto è chiamato unità pastorale, non tutto lo è. Non lo è un insieme di servizi o mettersi d’accordo su fare ogni tanto qualcosa insieme. Le unità pastorali non sono il trovarsi qualche volta insieme dei preti senza un progetto, né la somma di individualità: sono un soggetto nuovo, diverso. Istituzionalizzato”.

Cosa hanno portato di fatto le Up nelle parrocchie? In che modo hanno, o non hanno, inciso nel rinnovamento della Chiesa? “Partendo dalla prospettiva che le parrocchie oggi sono in situazione di minoranza, ma non di disfatta, esse hanno scoperto la necessità di trovare proposte ‘generative’, qualcosa che comunichi vita e si prenda cura della vita che ha generato. Lo spirito è sempre e comunque generativo e ci invita a prenderci cura dell’annuncio del Vangelo nel territorio”.

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