C’è stata una relazione artistica ed umana molto forte e duratura tra Tolentino e Mordillo, l’illustratore e fumettista argentino morto il 30 giugno2019 all’età di 86 anni.

Il legame della città marchigiana con l’artista, famoso per le sue giraffe dal collo lunghissimo ed altri animali che egli disegnava in modo stravagante ed espressivo, è stata la “Biennale internazionale dell’umorismo nell’arte”, la manifestazione che più di ogni altra ha fatto conoscere Tolentino nel mondo.

Il primo incontro tra Guillermo Mordillo Menéndez e la Biennale di Tolentino avvenne esattamente cinquant’anni fa.

Il giovane Mordillo (primo a sinistra) a Tolentino nel 1969 con Luigi Mari (ideatore e fondatore delle Biennale) e Cesare Angeletti (foto ufficio stampa Comune di Tolentino)

Fu, infatti, nell’edizione del 1969 – la quinta della lunga serie – che Luigi Mari, ideatore, fondatore e anche organizzatore quell’anno della Biennale, dedicò a Mordillo una mostra personale all’interno della rassegna. La partecipazione come “ospite d’onore” alla Biennale portò fortuna all’allora trentaseienne Mordillo che negli anni immediatamente successivi conquistò fama internazionale, ricevendo nel corso degli anni Settanta numerosi e importanti riconoscimenti internazionali, tra i quali – come ha ricordato l’Ansa annunciandone la scomparsa – il Phoenix Prize of Humor nel 1973, il Yellow Kid Award nel 1974, il Nakanoki Prize nel 1977, il Cartoonist of the Year del Salone Internazionale dell’Humor di Montréal nel 1977.

Il “sodalizio” tra Tolentino e l’artista restò sempre vivo anche quando Mordillo era ormai “conteso” da tutti e nel 1995, durante la direzione artistica di Melanton, Mordillo tornò a Tolentino per una seconda mostra personale all’interno della Biennale.

Mordillo (secondo da sinistra) con Altan e il direttore artistico delle Biennale di Tolentino, Melanton, in occasione della Biennale del 1995 (foto ufficio stampa Comune di Tolentino)

Quell’anno la rassegna ospitò anche il grande Altan e la presenza di due artisti così famosi – entrambi ricevettero nell’occasione il premio “Accademia dell’umorismo” – diede una particolare risonanza mediatica a quella 18ª edizione della rassegna.

Quattro anni più tardi Mordillo tornò a Tolentino in veste di presidente della giuria della Biennale. Era il 1999, anno in cui il mondo dell’umorismo nell’arte fu segnato dalla scomparsa di grandi illustratori umoristici, quali Raymond Peynet (creatore dei celebri “Fidanzatini”), Saul Steinberg e l’italiano Benito Jacovitti. Nell’occasione della sua presenza a Tolentino per i lavori della giuria, Mordillo omaggiò la Biennale di una sua opera inedita, che il direttore artistico Melanton utilizzò subito per realizzare il manifesto della rassegna successiva.

Il manifesto della 20ª edizione della Biennale dell’umorismo nell’arte

Fu quella – la 20ª – anche un’edizione particolare. Essendo l’ultima del XX secolo, ebbe uno svolgimento temporale molto lungo, quasi sei mesi. Inaugurata il 10 luglio 1999, la Biennale chiuse i battenti, infatti, la sera del 1° gennaio 2000. Fu un modo per non far spegnere il sorriso con il secolo che finiva e traghettare l’umorismo nell’arte negli anni Duemila.

Mordillo è stato e rimane il testimone di questo passaggio della Biennale internazionale dell’umorismo di Tolentino al nuovo secolo.

 

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