di fr. Zeno, monaco cistercense di Pra’d Mill

Nel cambio d’epoca che stiamo vivendo, la piccola Regola per principianti che s. Benedetto ancora ci offre può essere utile per vivere la sapienza di un nuovo inizio che coincide con il risveglio del gusto della vita. Nei passaggi difficili dell’esistenza dei singoli e dei popoli, la gioia del vivere può essere offuscata dalla paura e dalla tristezza.

In questo clima, a noi come ai primi lettori della Regola, viene posta una domanda che sgorga dal libro dei salmi: «Chi è l’uomo che vuole la vita e brama vedere giorni felici?» (sal 33). Papa Francesco fa un invito simile: «Figlio mio, per quanto ti è possibile, non privarti di un giorno felice» (Sir 14). Vedere i giorni che ci aspettano come una promessa di felicità è già porre il germe di una nuova epoca.

La sapienza di Benedetto è uno strumento per poter incominciare sempre di nuovo da una sorgente zampillante. La vita benedettina ha prodotto molte opere. Le scolaresche e i curiosi che visitano i monasteri sono a volte prigionieri del mito di monaci che copiano libri e bonificano le terre. Ma ci sono gli sguardi più seri che tengono presente tutta l’attenzione che le comunità hanno dedicato alla cultura, all’accoglienza e all’assistenza dei poveri.

Ma i monaci, pur svolgendo con passione queste ed altre opere, non si sono mai identificati con esse. Il loro motivo di essere e la garanzia della loro vitalità è stato e resta la ricerca di Dio. Cercare Dio è il loro “nobile servizio”, come si esprime il Concilio Vaticano II.

Questa tensione li fa avanzare sulla via di una autentica umanità. Nella loro ricerca si scoprono a riconoscere i lineamenti nobili della propria e altrui umanità lanciata verso la sua pienezza. Chi cerca veramente Dio resta in profondo contatto con il desiderio di abitare il mondo in modo totalmente nuovo e si esercita nell’attesa del momento in cui si compirà la beata speranza e verrà il nostro Signore Gesù Cristo.

La Regola di s. Benedetto risveglia la sapienza di una sana umanità disegnando gli spazi. Dalla chiesa agli ambienti di lavoro, dalla cura del canto a quello della cucina, s. Benedetto insegna il sentiero dell’umiltà che è fatto di misura, di bellezza e di audacia lungimirante.

La via della salvezza all’inizio può essere stretta. Ma con l’avanzare, il cuore si dilata e con indicibile dolcezza d’amore si corre sulla via dei comandamenti di Dio. I comandamenti sono la via. La dolcezza dell’amore è la meta cioè la vita eterna che inizia già ora.

La pace del vivere insieme non è mai scontata, ma può nascere in ambienti abitati da sguardi che hanno cura delle persone e le custodiscono. Per la regola sono gli sguardi degli anziani, di coloro che non sono fuggiti quando la strada si è fatta ripida e possono trasmettere una eredità della loro esperienza. Ogni eredità è una risorsa messa a disposizione di chi è più giovane, ma anche un’opera incompiuta da continuare in modo creativo. Preoccuparsi della trasmissione di una sapienza da una generazione all’altra è già compiere la traversata da un’epoca all’altra.

Quest’anno la festa di s. Benedetto si arricchisce della celebrazione dei 900 anni della nascita dell’ordine cistercense. All’inizio del XII sec. l’approvazione pontificia della Carta di Carità, riconosce la riforma cistercense, cioè la rilettura che della Regola nel segno di una maggior cura della vita fraterna, del ricerca della solitudine e della povertà. Un tessuto di comunità ricoprì l’Europa dando vita ad una cultura feconda per l’intera società. Le tante abbazie cistercensi, sparse un po’ ovunque lo testimoniano ancora.

Oggi forse la consegna per il nostro tempo ci viene dai monaci di Tibhirine, gli ultimi beati germogliati nella famiglia cistercense insieme agli altri martiri di Algeria. L’indicazione ci può venire dal loro priore fr Christian che avverte come la gioia dello Spirito Santo sia stabilire la comunione giocando con le differenze. In un tempo di parole ostili sarebbe bello trovare sulla porta dei monasteri qualcuno che abbia parole di gratitudine e di benedizione per gli uomini e le donne che incontra.

(La foto è del monastero cistercense di Pra’d Mill a Bagnolo Piemonte)

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