Diario cinese / 2: Sulla tomba di padre Matteo Ricci

Finalmente Pechino compare sotto le ali del nostro aereo gigantesco: due piani e 10 posti per fila, porterà almeno 800 persone. Fin dall’aereo che ci ha portato ci abituiamo alle dimensioni cinesi. Qui tutto è gigantesco: attorno alla città non c’è un raccordo anulare come a Roma, ma ben 6, tutti pieni di auto e stanno costruendo il settimo.

Come sono abituato quando giungo in una nuova città, mi guardo intorno, alla ricerca naturale di luoghi e segni che mi ricordino Dio, per sentirmi a casa mi basterebbe anche solo un minareto o la guglia di un tempio orientale, ma qui non si vede nulla. Non è che Dio lo chiamino in un altro modo, è che proprio non ne lasciano vedere i segni. In compenso ho visto tanti palazzi dedicati al “vitello d’oro” con su scritto: Bank of…

Per non creare problemi a delle relazioni già complesse tra la Chiesa ed il governo locale, la nostra visita si svolge in forma privata; facciamo i turisti, come è scritto sul visto, e li facciamo davvero: guardando con curiosità questa città enorme che ci accoglie.

Oggi è domenica ed è anche la festa del Curato d Ars, il santo protettore dei parroci, ma di celebrare in una chiesa non c’è modo facile, perciò celebriamo nella nostra camera d’albergo, con l’altare da campo, come don Camillo in Russia negli anni 50. Oggi in Russia anche Putin va alla Messa ortodossa ed un prete benedice i razzi prima che partano verso lo spazio. Celebrando la Santa Messa pensavo che forse, fra 20 anni, anche qui vedremo i cambiamenti che abbiamo visto nei Paesi dell’Est. Le vie del Signore sono misteriose ed umili, ma portano lontano.

Per ora ci hanno portato alla tomba di padre Matteo Ricci ed è stato davvero emozionante. La tomba si trova con altre sepolture di missionari nel giardino di quello che in passato fu anche un seminario missionario dei padri vincenziani, ma ora è la sede di un centro di formazione filosofica e politica dei quadri amministrativi del partito comunista di Pechino.

Il Direttore, che ci ha accolto con grandissima cordialità, è però un uomo di cultura, che ama la storia del suo popolo e si sta impegnando a custodire il ricordo di quei grandi uomini, ricchi di cultura e valori umani, che furono Padre Matteo Ricci ed i suoi compagni.

Colpisce che in questo cimitero antichissimo, ma più volte distrutto per motivi ideologici, Padre Matteo che è al centro di tutto lo spazio monumentale, non è però solo: attorno ci sono le tombe di altri missionari, per lo più gesuiti e francescani, provenienti da tutta l’Europa di allora. L’Europa brilla qui come continente capace di esportare valori e di impegnarsi a servizio del bene.

Nel giardino poi, lo stesso gentilissimo Direttore, ci ha indicato un luogo dove in una delle più dure persecuzioni anticattoliche dei primi del 1900 furono tumulati, in una serie di grandi fosse comuni, più di duemila martiri cristiani.

Attorno alla tomba di Padre Matteo ho così scoperto tutto un santuario a cielo aperto, che mette in mostra il meglio della chiesa: la sua capacità di soffrire con grande coraggio e fede per la salvezza del mondo.

Questa visita è stata anche l’occasione di un primo incontro con don Francisco, un nostro sacerdote in missione con delle famiglie neocatecumenali qui a Pechino. In questi giorni sta ospitando un altro prete diocesano, don Natale, parroco di Appignano, nella prima cena pechinese ci siamo così ritrovati un vescovo e quattro preti diocesani: due italiani, un cinese ed uno spagnolo, quella di Macerata è davvero una diocesi missionaria.

Diario fotografico: dall’aeroporto alla tomba a Pechino di padre Matteo Ricci

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