Nonostante le 8 ore di fuso orario siamo abbastanza lucidi e facciamo la nostra prima esperienza con la metro di Pechino. Quando non è l’ora di punta si riesce più o meno a trovare la strada. Certamente con il taxi è più facile, ma ci piacciono le soluzioni avventurose.

Sempre in clima di avventura abbiamo incontrato in un grande centro commerciale i rappresentanti di una diocesi con cui stiamo collaborando già da molti anni. La loro situazione non è ancora definita in maniera ufficiale per cui è stato necessario incontrarci così. Ci raccontano la fatica di una situazione che, come dicono voci autorevoli in Vaticano, fa due passi avanti e uno indietro.

Una storia di persecuzione e di divisioni non si cancella in poco tempo, ma la speranza di questi amici li spinge sempre a non arrendersi ed a costruire annunciando il Vangelo e pregando anche per i persecutori. Le loro belle storie di fede e di carità non possono essere raccontate su internet; un giorno lo saranno e parleranno di una Chiesa che non appare sui giornali, ma è viva e testimonia.

Questi incontri ci mettono in crisi, infatti noi viviamo in una situazione in cui tante realtà facilitano l’annuncio, eppure ci scoraggiamo di qualche difficoltà e di qualche insuccesso: cosa dovrebbero dire i nostri amici cinesi?

Dopo averli salutati ci siamo recati a vedere la cattedrale antica di Pechino, che abbiamo trovato chiusa per restauri. Non ci sono solo a Macerata le cattedrali chiuse. Ora il vescovo svolge le celebrazioni solo nell’altra cattedrale a nord della città. Il custode della chiesa chiusa ci ha detto, con una punta di orgoglio, che ora le statue di Padre Matteo Ricci e San Francesco Saverio le hanno potute mettere vicino all’ingresso del complesso sacro, che si affaccia sulla strada pubblica; potrebbe sembrare un particolare da poco, ma è il segno di una Chiesa che comincia a farsi vedere dalla città.

Questa antica cattedrale, edificata dove Padre Matteo Ricci aveva costruito un primo luogo di culto, era infatti un edificio ben visibile 70 anni fa, oggi invece è circondata dai grattacieli delle grandi multinazionali ed è diventata quasi invisibile. Ancora oggi però testimonia una fede che sfida i secoli e che vive di una incrollabile speranza.

A fianco della cattedrale c’è un piccolo ambulatorio, tenuto dalle suore e aperto ai poveri. Poche stanze dove si dà qualche medicina, si curano i denti con mezzi un po’ di fortuna e magari si mette una flebo o si medica una ferita. Dove sono i cristiani, anche se il mondo ha mezzi straordinari per chi può, c’è sempre modo di aiutare chi ha poco o niente e per questo viene dimenticato. La fede, rafforzata da una carità semplice e davvero disinteressata, può ancora vincere il mondo.

Con la metro e un po’ di fortuna siamo andati a trovare don Francisco che sta nella zona nord di Pechino. Abbiamo celebrato insieme nella sala dove si radunano a pregare le tre “famiglie in missione” del Cammino che con i loro figli da tanti anni vivono qui a Pechino per evangelizzare primariamente con la loro vita e con la preghiera.

Anche questo giorno si conclude e giunge una sera che arriverà in Italia con almeno 6 ore di differenza. Mentre prego Compieta, la preghiera della buona notte, voi riprendete il lavoro del pomeriggio.

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