Papa Francesco sulle reazioni alle novità del suo Pontificato: «Reale la possibilità di uno scisma»

Tornando dal viaggio in Africa e nell’Oceano indiano, papa Francesco martedì 10 settembre ha parlato in aereo per la prima volta della possibilità di uno scisma in reazione alle novità del suo Pontificato

Tornando dal viaggio in Africa e nell’Oceano indiano, papa Francesco martedì 10 settembre ha parlato in aereo per la prima volta della possibilità di uno scisma in reazione alle novità del suo Pontificato, dicendosi disposto a rispondere alle critiche leali e a fare “qualcosa” che gli venga proposto per rimediare alle incomprensioni. Ritengo siano parole importanti. Le ho riportate per intero nel post dell’altro ieri intitolato “Francesco sul fare proseliti e su chi vuole cambiare il Papa” (dal blog www.luigiaccattoli.it/blog). Nei commenti a questo post propongo una sintesi interpretativa della lunga argomentazione bergogliana e riporto alcune risposte a domande che ieri e oggi mi sono state poste in varie interviste. Mio sommario delle parole papali.

Francesco rispondendo alla domanda di un giornalista americano sull’eventualità di uno scisma riconosce che quella possibilità è reale. Aggiunge che prega perché lo scisma non si verifichi ma anche afferma che non ha paura delle turbolenze scismatiche perché vi sono sempre state nella Chiesa e perché le novità della sua predicazione non costituiscono una sua originalità ma sono un portato del Vaticano II.

Attribuisce la responsabilità di quelle turbolenze alle “tante scuole di rigidità” che vi sono oggi nella Chiesa, non solo negli Usa “ma un po’ dappertutto e anche in Curia”, impegnate a fare della dottrina cristiana un’ideologia. Invita a trattare i rigidi con mitezza perché l’irrigidimento segnala che stanno attraversando un problema. – Riassumo l’argomentazione di Francesco in cinque punti nel commento che segue, utilizzando parole da lui pronunciate e tenendomi all’essenziale.

Primo: gli scismi sono sempre possibili. Sempre c’è l’opzione scismatica nella Chiesa. Ve ne sono stati tanti nella storia, dai primi secoli a oggi, sia dopo il Vaticano I sia dopo il Vaticano II. E’ una delle opzioni che il Signore lascia alla libertà umana.

Secondo: lo scisma non è un cammino cristiano. Mette in gioco la salute spirituale di tanti. E’ frutto di rigidità ideologiche che maturano nel distacco elitario di piccoli gruppi dalla fede del Popolo di Dio.

Terzo: prego perchè non ci siano scismi. Ma non ne ho paura e questo impegno a non averne paura è già un contributo al superamento delle incomprensioni.

Quarto: non ho paura dello scisma. Non lo temo perchè la linea che seguo è quella del Vaticano II. Mi accusano d’essere comunista ma la mia predicazione sociale è la stessa di Giovanni Paolo II.

Quinto: rispondo alle critiche leali. Sono disponibile alla correzione se c’è qualche sbaglio. Se a qualcuno verrà in mente qualcosa che devo fare per aiutare lo farò.

Come spieghi che proprio ora, per la prima volta, Francesco parli della possibilità di uno scisma?

L’interpreto come una presa d’atto da parte del Papa della consistenza di quella minaccia. Riconoscimento che il problema esiste. Che non è solo malizia di giornalisti.

Francesco afferma per tre volte che non ha paura dello scisma: intende dire che è sicuro che non ci sarà?

No. Intende dire che ha la coscienza a posto. Se avesse voluto dire che lo considerava inverosimile non avrebbe detto che prega perché non accada. Dice invece: prego che non ci sia e faccio quanto posso perché non avvenga, e dunque non ho paura del suo eventuale arrivo. Tant’è che subito dopo aggiunge, a proposito della novità della sua predicazione cui si oppongono gli pseudoscismatici – come li chiama – che è “uno dei risultati del Vaticano II”.

Come fa ad attribuire al Vaticano II la sua predicazione sociale?

Nella “Lumen Gentium” c’è il criterio del richiamo a “Cristo povero” come cardine per la vita della Chiesa e già Benedetto XVI [ad Aparecida nel 2007] aveva affermato che “l’opzione preferenziale per i poveri è implicita nella fede cristologica in quel Dio che si è fatto povero per noi, per arricchirci con la sua povertà”.

Ma i migranti, l’ecologia?

Nello svolgimento del suo magistero Francesco riconduce la tematica sociale all’opzione del “servizio all’uomo” che ha matrice conciliare e che è stata sviluppata dai Papi conciliari. Nella conversazione con i giornalisti Francesco afferma che in questo campo “copia” Giovanni Paolo II e ha ragione di farlo: in Wojtyla c’era già l’affermazione del diritto a emigrare e la chiamata della Chiesa alla “conversione ecologica”. C’era già anche questa precisa locuzione su cui tanto ironizzano gli antibergogliani.

Nella conversazione con i giornalisti Francesco dice che risponde alle critiche leali, ma in verità è proprio accusato di non rispondere: ai “dubia”, a Viganò, alle accuse di eresia…

A volte risponde di persona e altre volte fa rispondere a suoi portavoce, ma forse dovrebbe rispondere di più.

Puoi fare qualche esempio di sua risposta diretta?

Sul sacerdozio alle donne, sul diaconato femminile, sui “viri probati” (la chiama “ordinazione di anziani sposati”), sull’intercomunione nella coppia mista (quando il problema fu sollevato dai vescovi tedeschi), sulla “volontà pemissiva” di Dio quanto alla pluralità delle religioni (era un’obiezione al documento di Abu Dhabi), sul gender, sull’omosessualità.

Ma non ha risposto all’ex nunzio Viganò e neanche ai cardinali dei dubia…

Sono i casi delle risposte indirette sue, o di altri autorizzati a parlare a suo nome. Per Viganò qualcosa ha detto di persona, ma soprattutto ha risposto per intero – a mio vedere – con la lettera aperta del cardinale Ouellet e con vari interventi dell’arcivescovo Scicluna e del padre Lombardi. Numerose le risposte indirette ai dubia: con la sua lettera ai vescovi della regione pastorale di Buenos Aires (5 settembre 2016), con il discorso alla Comunità accademica dell’Istituto per la famiglia (27 ottobre 2016), con la relazione del cardinale Vallini a conclusione del Convegno diocesano di Roma (19 settembre 2016), con l’intervista del cardinale Schönborn a “La Civiltà Cattolica” (quaderno 3966, 7 luglio 2016), con l’opuscolo del cardinale Coccopalmerio Il capitolo ottavo dell’esortazione “Amoris laetitia” (LEV febbraio 2017).

Dicevi che nell’insieme dovrebbe rispondere di più: che intendevi?

Per esempio specificare quando sta rispondendo e a chi risponde. O rendendo esplicito che le risposte dei collaboratori, poniamo nei casi che ho elencato alla risposta precedente, sono date a suo nome. Forse potrebbe anche utilizzare per i casi maggiori la Congregazione per la dottrina della fede.

Pensi che lo farà?

Non lo so. Ma immagino che le parole dette in aereo preludano a maggiori risposte.

In generale ritieni che ci dobbiamo aspettare un maggiore dialogo pubblico sulle questioni disputate?

Sì. O meglio: io me l’aspetto. Direi che lo vedo necessario.

Prevedi qualche iniziativa concreta verso l’episcopato americano?

Sarebbe bene che vi fosse. Interpreto le parole dette dal Papa in aereo “se a qualcuno verrà in mente qualcosa che devo fare lo farò” come la disponibilità a un incontro, poniamo, con l’intero episcopato statunitense.

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