Non solo Greta Thunberg all’Onu per il summit sul clima. Le iniziative per salvare il pianeta

(da New York) Maddalena Maltese
“Vi stiamo guardando e questo è tutto sbagliato. Io non dovrei essere qui, io dovrei essere a scuola dall’altra parte dell’oceano, ma voi avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote. Non siete abbastanza maturi per dirci come stanno le cose, ma gli occhi delle future generazioni sono sopra di voi e se scegliete di ingannarci non vi perdoneremo mai”. Le parole d’esordio di Greta Thunberg, la giovanissima attivista svedese, non lasciano indifferenti i grandi della terra riunti a New York per il summit sul clima. Gli applausi sono contenuti, mentre Greta si commuove e l’ascolto resta serio e composto, come quello riservato poco prima al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che non è stato meno tenero nel suo discorso di indirizzo ai capi di stato e di governo seduti di fronte a lui.
“Guardatevi attorno”, esordisce Guterres, citando le inondazioni, gli incendi, gli uragani e le distruzioni apocalittiche provocate dai disastri naturali e che lo hanno spinto a convocare non tanto un summit di discorsi e negoziati, ma un incontro d’azione, “dove il biglietto d’ingresso non sono le belle parole ma le azioni serie di cambiamento, poiché se non cambiamo stile di vita, stiamo mettendo a repentaglio la vita di tutti”. E approva che i giovani chiedano con insistenza soluzioni urgenti anche perché si dispone delle risorse finanziarie e tecnologiche per abbattere le emissioni di anidride carbonica del 70% e impedire i danni irrimediabili causati da un aumento della temperatura pari a 2,5 gradi.

A riprova che è ancora possibile salvare il pianeta tutti gli interventi della giornata sono stati orientati dal proporre, illustrare e finanziare soluzioni sperimentate, innovative, riproducibili in maniera multilaterale, includendo banche, società civile, imprese e lavoratori.

Sarà l’Ilo, l’organizzazione internazionale del lavoro, assieme a Spagna e Perù, a guidare la coalizione di 50 Stati che si impegnano nel garantire che i posti di lavoro e il benessere dei lavoratori siano al centro della transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio: in questo modo si garantirà protezione sociale e sviluppo di competenze che potranno azzerare i timori di esclusioni di tanti impiegati nei settori tradizionali. A fianco dei paesi ci sono grosse aziende di settori ad alta intensità energetica come quello dell’acciaio, del cemento, dell’alluminio, dell’aviazione e delle spedizioni marittime che si impegneranno alla transizione energetica sotto la guida del World Economic Forum, dello Stockholm Environment Institute e della European Climate Foundation.
Cina e Nuova Zelanda saranno a capo della coalizione che si impegna a conservare e ripristinare gli ecosistemi marini e terrestri e a promuovere la rigenerazione dell’agricoltura e delle catene di approvvigionamento del cibo, provvedendo a finanziamenti che incentivino l’innovazione. In particolare la Cina potenzierà l’iniziativa Ecological Zoning, voluta dalla Fao. Questa pratica consente di mappare il suolo, le sue risorse, il clima e decide i vincoli d’uso e le reali potenzialità di produzione per proteggere anche la biodiversità.
Anche la Danone ha lanciato un gruppo di lavoro con aziende alimentari, cosmetiche e tessili disposte ad adattare le loro catene di approvvigionamento – dalla produzione agricola alle offerte di prodotti – in modo da ripristinare la biodiversità. Tra i partner ci sono Google, Kellogg Company, L’Oréal, Unilever, Mars e Nestlé.

La coalizione di Paesi, imprese e istituzioni, nota come il Three Percent Club (il “Club del 3%”), si è impegnata nel campo dell’efficienza energetica, portando avanti un’azione senza precedenti su un raffreddamento efficiente e rispettoso del clima accessibile a tutte le economie.
Saranno 26 i Paesi pilota, tra cui Bangladesh e il Libano, che adotteranno piani di raffreddamento nazionali. Oltre 10mila città e governi locali in tutto il mondo si sono già impegnate a intraprendere azioni concrete e ambiziose come “Zero Carbon Buildings for All” – Edifici a zero emissione carbonica, in cui governi nazionali, amministratori locali, costruttori, investitori e società civile lavoreranno alla de-carbonizzazione completa degli edifici in cui operano. Sempre alle infrastrutture urbane rispettose del clima si rivolge Luci, un progetto fondato dalla Germania e sviluppato con una vasta coalizione di partner, tra cui Francia, Regno Unito, Messico, Lussemburgo, Camerun e Giappone. L’iniziativa mira a responsabilizzare 2.000 città nel raggiungere gli obiettivi di emissioni carboniche zero e chiede che nel processo di decisione, pianificazione e investimento in nuove infrastrutture si tenga conto della salvaguardia ambientale.

Il primo ministro italiano Giuseppe Conte, nel suo intervento, ha voluto ricordare che l’Italia è seconda in Europa per l’utilizzo di energie rinnovabili e che il “nuovo green deal” presenta uno dei progetti de-carbonizzazione più ambiziosi, puntando alle emissioni zero per il 2050.

Infine ha ricordato che insieme al premier del Regno Unito, lavorerà per ospitare la conferenza sul clima, Cop26 nel novembre 2020. Guterres nel saluto finale ha richiamato tutti i progressi e gli investimenti dei Paesi, delle imprese, delle banche e della società civile per combattere il cambiamento climatico e ha dichiarato che già dal 2020 qualsiasi investimento in termini di produzione o aumento di carbonio sarà illegale. Il segretario è consapevole che le attuazioni di quanto auspicato spettano ai governi, ma da parte sua ha promesso di essere vigile e soprattutto di spingere tutti quanti a restare fedeli agli impegni intrapresi davanti anche alle future generazioni.

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