“Noi sappiamo che la calunnia uccide, sempre”. Lo ha ripetuto, a braccio, il Papa, che nella  catechesi dell’udienza di oggi ha definito la calunnia un “cancro diabolico” che “nasce dalla volontà di distruggere la reputazione di una persona, aggredisce anche il resto del corpo ecclesiale e lo
danneggia gravemente quando, per meschini interessi o per coprire le proprie inadempienze, ci si coalizza per infangare qualcuno”. Tra i sette “diaconi” della prima comunità cristiana, ha fatto notare Francesco, “si distinguono in modo particolare Stefano e Filippo”: “Stefano evangelizza con forza e parresia, ma la sua parola incontra le resistenze più ostinate. Non trovando altro modo per farlo desistere, i suoi avversari scelgono la soluzione più meschina per annientare un essere umano, cioè la calunnia e falsa testimonianza”. “Falsi testimoni”, quelli che accusano Stefano: “lo stesso avevano fatto con Gesù e lo stesso faranno con tutti i martiri: falsi testimoni, calunnie”, ha commentato il Papa a braccio. Stefano, da parte sua, “non usa mezze parole, parla chiaro, dice la verità”, ha affermato ancora fuori testo il Santo Padre: “Questo provoca la reazione violenta degli uditori, e Stefano viene condannato a morte, condannato alla lapidazione. Egli però manifesta la vera ‘stoffa’ del discepolo di Cristo. Non cerca scappatoie, non si appella a personalità che possano salvarlo, ma rimette la sua vita nelle mani del Signore”. “E la preghiera di Stefano è bellissima in quel momento”, ha detto a braccio Francesco nel citarla: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”. “E Stefano muore da figlio di Dio perdonando: ‘Signore, non imputare loro questo peccato’”.

Print Friendly, PDF & Email

Comments

comments