di Paolo Zucca

Pagare e far pagare le tasse dovrebbe essere una normalità. Se ciò non avviene è perché non pagare allo Stato è parte dei comportamenti collettivi di un Paese che è diventato entità unitaria “solo” da un secolo e mezzo.

Il soggetto pubblico è vissuto come un’idrovora, passa in secondo piano il principio che lo Stato è poi la collettività. Si frega lo Stato senza capire – o facendo finta di non capire – che si stanno togliendo risorse ad altri italiani.  Per il taglio delle tasse o per incentivi all’economia, al sociale o alla tutela del territorio. Vale sulle tasse nazionali, un po’ meno sulle locali dove lo Stato è il Comune.

L’idea, lanciata in grande stile dal governo Conte a maggioranza 5Stelle-Pd-Leu, di trovare nuove risorse con un grande piano di lotta all’evasione fiscale non è nuova. “Manette ai grandi evasori” o il meno poliziesco “Pagare tutti, pagare meno” non sono stati inventati in questi giorni. Per recuperare subito alcuni miliardi di euro (fino a sette nelle intenzioni) e molti altri nei prossimi anni, non basteranno gli slogan. Una maggiore equità fiscale sulla carta ci sta tutta. Il tema è delicatissimo, le nuove forze di opposizione ribattono con “il Governo delle tasse”, le “Mani nelle tasche degli italiani” e così via.

Nelle dichiarazioni di principio dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sono arrivate indicazioni per “un’efficace strategia di contrasto all’evasione, da condurre con strumenti innovativi e un ampio ricorso alla digitalizzazione”. Un rapido e massivo utilizzo del digitale, che è utile all’efficienza del Paese e delle imprese, aiuta quindi anche la lotta all’evasione.

Stiamo parlando di cifre enormi, sui dati del 2017 della Commissione europea, l’evasione dell’Iva (Imposta sul valore aggiunto è di 137, 4 miliardi). La più alta in Europa.

Ci sono poi evasioni meno legate all’impresa e alla produzione e che sono frutto della circolazione di denaro che sfugge a tutti i controlli.  Si stima che i miliardi di sommerso su cui lavorare siano circa 190 miliardi. C’è la piccola evasione ma anche il denaro sporco frutto di attività illecite e la immensa “furbizia” dei big nati intorno alle piattaforme social, di e-commerce, messaggistica che proprio perché globali scelgono di far confluire gli utili in Paesi a bassa fiscalità. Sfuggendo alla logica che le tasse si pagano dove si realizza l’attività.  A fatica si riesce a recuperare dai popolarissimi big qualche briciola. Google ha pagato 965 milioni al fisco francese per chiudere un’inchiesta su una frode fiscale avviata nelle prima parte del decennio. Per una cifra minore era accaduto anche in Italia. I Governi stanno introducendo delle web tax per non far scappare altrove la fiscalità dovuta dai vari Facebook, Amazon e simili.

Il Governo vuole incentivare i pagamenti elettronici, altro tema delicatissimo presso l’opinione pubblica.

Ha perso quota l’idea di tassare i prelievi bancomat superiori a 1500 euro mensili. Si vogliono invece incentivare i Pos (Point of sale, i piccoli lettori dove inserire le carte di credito o di debito negli esercizi e in molti luoghi pubblici)  e favorire l’uso delle stesse carte magnetiche o i pagamenti con dispositivi come cellulari o orologi. Una parte di quanto pagato, nei mesi successivi, tornerebbe indietro con addebito sulla stessa carta. Ma si pensa anche detrazioni per i lavori di manutenzione della casa (ristrutturazione, interventi idraulici e simili). Perfino alla lotteria dove si vince con la numerazione dello scontrino stampato per i piccoli consumi.  Le idee sono tante, hanno bisogno di precisazioni da parte dei tecnici per non penalizzare i più deboli, i meno digitalizzati che spesso sono i più poveri o i più anziani.

Serviranno controlli più precisi. Nonostante qualche operazione eclatante nel 2018 le verifiche sono diminuite. Il risultato di fine anno quasi mai è in linea con gli obiettivi fissati dai Governi e rende gli introiti potenziali da “contrasto all’evasione” buoni da annunciare in una Nota di aggiornamento del Def (Documento di economia e finanza)  o in una Legge di bilancio. Poi disattesi perchè non gestibili.

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