In seguito a gravi disordini scoppiati a Santiago del Cile, con la morte di tre persone, la distruzione di 71 stazioni della metropolitana e il saccheggio di negozi e supermercati, l’arcidiocesi di Santiago, manifestando la sua preoccupazione per la situazione che si è venuta a creare, ha ufficialmente sospeso il pellegrinaggio dei giovani al santuario di Santa Teresa de los Andes. Tuttavia, l’amministratore apostolico, mons. Celestino Aós, ha poi ritenuto di accompagnare coloro che spontaneamente avevano raggiunto il santuario. In tal modo la giornata la celebrazione ha avuto la connotazione di una preghiera per la pace sociale. Durante la messa per la pace, accompagnata sui social dall’hashtag #QueJesúsSeaNuestraUnión (“Che Gesù sia la nostra unione”), e in particolare nel corso dell’omelia, il vescovo ausiliare di Santiago, mons. Cristián Roncagliolo ha affermato: “Ciò che è accaduto a Santiago deve condurci a scegliere Cristo e la sua pace. Come cristiani dobbiamo essere costruttori di pace”. E, rivolto ai giovani, ha aggiunto: “Per essere cristiani, dobbiamo metterci in gioco, siamo chiamati ad affrontare il buon combattimento della fede. Portare la pace di Cristo non è gratuito, ma è prezioso”.
Mons Aós ha poi detto ai pellegrini: “Qui siamo molto in pace, ma ognuno tornerà al suo posto e ci saranno problemi. Prima di ciò, Gesù ci insegna che il modo di risolverli non è mai la violenza: siamo agenti di pace, di dialogo, perché questa è la via del Signore”.

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