Mattei e Vanoni: bene comune, stella polare in politica ed economia

La lezione dei due grandi protagonisti del dopoguerra nel libro “Immaginare il futuro”, curato da Giuseppe Rivetti ed edito da Eum

Domenica 27 ottobre ricorre il cinquantasettesimo anniversario della tragica morte di Enrico Mattei, presidente dell’Eni e uno dei maggiori artefici del boom economico italiano degli anni Sessanta, al quale si devono concrete realizzazioni anche nella sua regione, le Marche.

Alla vigilia di questo anniversario, per i tipi della casa editrice EUM (Edizioni Università di Macerata), è uscito in libreria “Immaginare il futuro. La lezione di Enrico Mattei ed Ezio Vanoni”, a cura di Giuseppe Rivetti. Il volume, che inaugura la nuova collana editoriale “Impresa & Territorio”, raccoglie gli atti di un convegno svoltosi tre anni fa presso l’Ateneo maceratese, dedicato ai due protagonisti della vita politica ed economica italiana nell’immediato secondo dopoguerra.

Tra la dozzina di contributi presenti nel libro anche quello di Giuseppe Accorinti, recentemente scomparso, che dal 1959 al 1962 fu stretto collaboratore di Enrico Mattei, diventando successivamente amministratore delegato dell’Agip petroli e presidente della Scuola Mattei.
Dal contributo dello stesso Accorinti si comprende l’origine dello stretto legame di umana amicizia tra Mattei e Vanoni. Quest’ultimo – scrive Accorinti – «era stato decisivo per la nascita dell’Eni» e fu proprio il ministro Vanoni «a convincere il presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, a resistere alle tante pressioni contro l’ingegner Mattei, soprattutto quando si trattò di riconoscere all’Eni l’esclusiva della ricerca petrolifera nella Valle Padana», quella che lo stesso Mattei chiamò «la cassaforte aperta degli italiani».

L’accostamento di Mattei e Vanoni sta essenzialmente nella grande capacità da parte di entrambi di “immaginare il futuro” ed essere sempre in anticipo sui tempi. Ma non solo questo unisce i due uomini. Dai vari contributi pubblicati nel volume, emerge anche una comune concezione dello Stato, del bene comune, dell’impegno nella gestione della cosa pubblica. Sia il cattolico Mattei, sia Vanoni – il quale dopo il servizio militare si distaccò dagli ambienti socialisti in cui era cresciuto – interpretano nei loro campi di azione “l’anima sociale” e, nella visione strategica delle rispettive azioni pubbliche, manifestano entrambi una comune vicinanza ai canoni della dottrina sociale della Chiesa.

Ezio Vanoni, ancora oggi il più noto tra i ministri delle Finanze, ha posto – come scrive Giuseppe Rivetti, docente di diritto tributario a Unimc – «la solidarietà sociale a base del dovere tributario», interrogandosi continuamente sul rapporto tra imposizione fiscale e giustizia sociale.

Enrico Mattei, che – come scrive Renato Mattioni contribuiva con il suo stipendio di presidente dell’Eni alle esigenze del convento delle suore di clausura “Beata Mattia” di Matelica – era un imprenditore di ispirazione cattolica che guardava al bene comune ed è stato esempio di modernità «sia nell’approccio alle politiche energetiche, sia nel modo di concepire l’intervento pubblico nell’economia». Si deve proprio a Mattei l’aver introdotto in quegli anni la cosiddetta “stagione dello Stato-imprenditore”.

Il libro – che si avvale anche dei contributi di Francesca Moroni, Maurizio Petrocchi, Francesco Merloni, Maurizio Verdenelli, Andrea Angeli, Ugo Bellesi, Lucio Biagioni, Alessandro Forlani, Otello Lupacchini, Emanuele Tacconi, Vittorio Emiliani – al pari del convegno da cui trae origine «ha l’obiettivo – scrive nella prefazione Maurizio Vecchiola – non solo di far memoria delle figure di Mattei e Vanoni, ma continuare a dialogare con loro e riuscire a cogliere l’essenza delle corrispondenti intuizioni, con la consapevolezza del presente per sviluppare nuovi percorsi». Sta di fatto che, guardando all’oggi, quei temi sembrano purtroppo ormai lontani anni luce.

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