Nell’ottica di una Chiesa in uscita così come chiede Papa Francesco, è giunto il momento di lavorare per una “comunicazione in uscita, schiva dalla paura che ci paralizza o dallo lancio eccessivo la cui conseguenza estrema è il non senso di ciò che si posta o si scrive”. Lo ha affermato Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali (Ucs) della Cei, aprendo la Giornata di riflessione e confronto dedicata ai direttori degli uffici diocesani di recente nomina. Nel suo intervento, Corrado si è soffermato sulla sfida dei social network, sottolineando l’importanza dell’identità in quanto “ciò che si posta, si twitta o condivide non è mai espressione di un punto di vista personale ma anche del ruolo istituzionale che si ricopre’”. Ecco allora, ha spiegato Corrado, che è necessario “non approcciarsi ai social con le logiche degli influencer: l’obiettivo non è il like ma l’amen, la Verità, che implica un convinto affidamento”. Occorre poi “puntare alla costruzione di comunità più che alla divisione in tifoserie contrapposte”, “non sottovalutare il linguaggio e dunque non utilizzare mai parole che raccontano solo il proprio ego”.
Secondo il direttore Ucs, è fondamentale “usare sempre i social con maturità umana”, “far tesoro della ricchezza della propria spiritualità”, cercando di “essere originali” senza “agire mai da sprovveduti” e impegnandosi “per una formazione continua e permanente, un processo difficile ed estremamente impegnativo che vale la pena percorrere perché – ha concluso – in questo modo è possibile perseguire una comunicazione vera, frutto di un linguaggio efficace e performativo”.

foto SIR/Marco Calvarese

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