Affrontare la malattia: la storia di Maria Grazia e la comunione dei Santi

È trascorso appena un anno da quando seppi che non stava bene e che stava già iniziando la chemio. Volli visitarla non per compassione ma perché ci eravamo riavvicinate dopo gli anni trascorsi insieme a scuola, grazie all’impegno comune della Missione. Lei dall’Italia ed io dall’estero avevamo stabilito che tutte le volte che fossi tornata ci saremmo incontrate per chiacchierare, raccontarci e scambiarci le nostre esperienze.

Lei: una persona solare e estroversa; sempre s’interessava dell’andamento del mio lavoro che sapeva non facile, delle partenze sempre più difficili, dei distacchi da un mondo che oramai non mi apparteneva più.

Si adoperava in parrocchia in varie attività ed era sempre molto attenta alle povertà che sorgevano anche in un paese così piccolo dove era nata e viveva con la sua famiglia.

Un aiuto prezioso per la parrocchia. Ci scrivevamo, sempre con il segreto desiderio di ritrovarci presto.

Poi il mio ritorno e l’estrema delicatezza di chi, pur da lontano, è attenta a tutti i particolari, ai bisogni che supplisce l’indifferenza che pian piano si fa spazio intorno, lasciando un vuoto incolmabile.

“Mi sono affidata al Signore”, mi confidò in quella mia visita. “Ho detto: pensaci tu”. Un grazioso cappellino nascondeva la nudità che lascia una terapia tanto invasiva.

Volle sapere della scuola che avevo iniziato, era contenta per i miei progressi, nonostante le difficoltà. Ci siamo lasciate ma in realtà l’ho tenuta sempre presente, come qualcuno a cui dare coraggio ma che anche infonde coraggio.

La domenica approfittavo per inviarle qualche messaggio. Rispondeva sempre puntuale, a differenza di tante persone alle quali nonostante tutto sembra che il tuo scritto passi inosservato.

Bastava scriverle “Buona domenica!” e subito trovavo la sua risposta.

Poi è arrivato l’autunno, con i caldi colori, le foglie dalle sfumature di rosso, giallo e marrone. Un autunno mite che precede l’inverno e mette per questo un po’ di malinconia. In questo periodo l’ho rivista prima che partisse per sempre.

Credevo che avessi avuto altro tempo, che il Signore ci concedesse ancora incontri, altre chiacchierate.

Il Signore invece ci dona il Suo tempo: il tempo dell’amicizia, il tempo del dialogo ma un tempo finito. Vi è un tempo per ogni cosa: ci ammonisce l’Ecclesiaste. Quante volte abbiamo perduto il nostro tempo, tralasciato i nostri incontri con persone importanti. Solo quando non ci sono più ci accorgiamo che potevamo essere più presenti, più costanti: pensieri, questi, che ci invadono soprattutto in questo mese dai colori caldi e malinconici. Maria Grazia è partita. A novembre noi ricordiamo i nostri cari che non sono più con noi ma che ci seguono. È impossibile non far memoria di questa preziosa amicizia che mi ha sostenuto e la cui scomparsa è motivo di tanta nostalgia.

Una nostalgia che può essere colmata solo dalla fede, in quella comunione dei santi che questo mese ci invita a riscoprire.

Sono sicura che Maria Grazia nel momento estremo della sua vita, si è affidata al Signore, come mi aveva preannunciato e ha chiesto al Signore di prenderla per mano:

 

Mio Dio, prendimi per mano

Mio Dio, prendimi per mano,

ti seguirò,

non farò troppa resistenza.

Non mi sottrarrò a nessuna delle cose

che mi verranno addosso in questa vita,

cercherò di accettare tutto

e nel modo migliore.

Ma concedimi di tanto in tanto

un breve momento di pace.

Non penserò più nella mia ingenuità,

che un simile momento

debba durare in eterno,

saprò anche accettare

l’irrequietezza e la lotta.

Il calore e la sicurezza mi piacciono,

ma non mi ribellerò se mi toccherà

stare al freddo purché

tu mi tenga per mano.

Andrò dappertutto allora

e cercherò di non aver paura.

E dovunque mi troverò,

io cercherò

d’irraggiare un po’ di quell’amore,

di quel vero amore per gli uomini

che mi porto dentro.

(Hetty Hillesum)

 

Maria Lidia Rossi

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