Visita pastorale a Cingoli: il Signore e il suo popolo

«Vorrei vivere una “Chiesa in uscita” per ascoltare, per vedere la fede, per pregare e benedire, per portare il Signore nelle case e nella vita»

Ho appena terminato la prima tappa della Visita pastorale nella unità pastorale di Cingoli, Moscosi, Sant’Angelo. Sono stati quindici giorni intensi che mi hanno dato modo di iniziare a comprendere come la Visita pastorale possa essere un evento di grazia soprattutto per il vescovo. La nostra vita frenetica, in un mondo dove tutto sembra funzionare perfettamente senza Dio, come se Dio non ci fosse, può intossicare anche l’anima di un vescovo. Lo dico con piena sincerità: facendo tante cose per Dio e per gli altri, tutti corriamo il rischio di concentraci sulle cose, mettendo tra parentesi non solo gli altri, ma anche Dio.

In questi passi iniziali della prima visita pastorale ho sperimentato tante volte che non era il vescovo Il Papa con monsignor Renzo Fratini e con don Luigi Taliani a incontrare le persone, ma davvero, anche per mio tramite, era il Signore che visitava il suo popolo, e proprio perché era Lui, e il popolo era davvero Suo, ho contemplato tante volte come il Signore e i credenti si siano subito riconosciuti. Non sono state né le celebrazioni solenni, né gli incontri ufficiali i momenti più chiari di questa scoperta, ma soprattutto gli incontri semplici ed umili, quasi inaspettati.

Una vera esperienza di grazia è stata la visita nelle case che mi ha fatto incontrare tanti anziani e ammalati. Un incontro di sguardi, l’ascolto di ricordi di vita che risalivano lontano negli anni, in un passato costellato di umiliazioni e stenti, ma anche di piccole gioie, tanto più vere e luminose delle nostre risate di oggi. Poi una preghiera fatta insieme, una benedizione, a volte la celebrazione serena e consolante del sacramento dell’unzione dei malati, un vero sacramento del conforto e della guarigione del cuore. «Mi dica alla Madonna che, quando le è comodo, se mi viene a prendere… io per me sono pronta », mi ha detto una signora piena di decoro nei suoi 90 anni ormai passati. In quelle parole semplici e dirette, ho visto la fede, una fede senza fronzoli, che vede già il paradiso e ha confidenza familiare con i santi.

Ma ho visto la fede anche in due giovani, bloccati dalla paralisi sulle loro carrozzelle, che però lottano con una forza vitale che non è certo la loro. Una per completare l’università, nonostante le barriere… e non solo architettoniche. L’altro che compone canzoni rap, scrivendole con un computer che manovra con il gomito. La fede di questi giovani, come di tanti altri che ho incontrato è ancora solo voglia di vita, passione di bene, ma prima poi – ne sono certo – prenderà il volto più definito del Dio della vita e del bene.

Negli incontri con i ragazzi e i giovani delle scuole, provocando le loro domande, facendomi raccontare le loro giornate, ho visto delle vite belle. Per fortuna molti di loro sono ben diversi dai giovani su cui si concentrano i racconti dei media. Si alzano molto presto e fanno un’ora e mezzo di autobus per venire a scuola, alcuni nel tempo libero fanno piccoli lavori e molti vivono il volontariato, dalla parrocchia alla Croce Rossa. Altri giovani delle scuole professionali nel fine settimana già lavorano in bar e alberghi. Anche il tema della fede, quando è presentata come vita e testimonianza e non come teoria, li appassiona. Certamente andando per strada si incontra di tutto, come un ragazzo dai jeans stracciati a vita bassa, con un giubbotto pieno di stemmi colorati, che vedendo la mia croce pettorale, una semplice croce di metallo sostenuta da una catena, ma ha detto, pensando alle vistose collane con pendagli d’acciaio dei suoi idoli musicali: «Bella sta collana… che fai? Sei un rapper pure tu?».

La Visita pastorale, almeno vissuta così, mi è sembrata una bella e tonificante esperienza di quella “Chiesa in uscita” di cui parlano tanti e molti a sproposito. Io vorrei vivere una “Chiesa in uscita” per ascoltare, per vedere la fede, per pregare e benedire, per portare il Signore nelle case e nella vita… e ho sempre più chiara la sensazione che anche il nostro popolo è questa la “Chiesa in uscita” che attende.

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