Riceviamo e pubblichiamo da una lettrice, questa testimonianza si solidarietà.

Sono Doriana di Appignano e da quattro anni e mezzo gestisco con alcune amiche un negozietto a scopo solidale e con il ricavato aiutiamo le persone in difficoltà economiche, siano essi compaesani o extracomunitari e non a caso il nostro negozio si chiama “A cuore Aperto”.

Quest’estate il nostro parroco, per farsi sostituire durante il periodo estivo ha invitato un giovane sacerdote del Congo che nel giro di pochi giorni ha conquistato tutti gli Appignanesi, aiutato anche dal fatto che sapeva parlare bene l’italiano.

Una mattina è venuto a trovarci in negozio e ammirando un reparto di abiti per bambini, e non faceva che ripetere: “Ah, se i miei bambini congolesi avessero almeno un po’ di questi vestitini che sono qui!”!

Commosse da questa situazione di tanta povertà, noi del negozio ci siamo impegnate a creare un ponte tra noi e l’Africa, spedendo almeno due pacchi di roba al mese.

La domenica successiva Don Eustachio, così si chiama il sacerdote africano, ha parlato nell’omelia di questa promessa. Come per incanto si è messa in moto da parte dei nostri compaesani una gara di solidarietà che sembrava sommergerci. Da quella richiesta, accolta subito con amore, abbiamo potuto riempire non degli scatoloni, ma due furgoni pieni di ogni ben di Dio, pagarci con le offerte le spese di spedizione che si aggirano intorno ai 5.000 euro e anche i furgoni, che una volta arrivati in Africa serviranno a trasportare i bambini dei villaggi vicini a scuola.

Perchè ho scritto? Per dimostrare che a volte, da una picola scintilla accesa con amore, può davvero nascere un incendio.

Doriana Massaccesi

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