50 anni dalla strage di “Piazza Fontana”: convegno Anmig con i magistrati dell’inchiesta

L'incontro è stato promosso all'Auditorium di Unimc in occasione della pubblicazione dei volumi su “L’Italia delle stragi" a cura di Angelo Ventrone e “L’Italia occulta" di Giuliano Turone

In occasione della pubblicazione dei volumi su “L’Italia delle stragi” a cura di Angelo Ventrone e “L’Italia occulta” di Giuliano Turone, ieri 3 dicembre nell’Auditorium Banca Marche, si è svolto un interessante e coinvolgente convegno promosso dall’ANMIG di Macerata e da UNIMC Dipartimento di Scienze politiche, della Comunicazione e delle Relazioni Internazionali.

Dopo i Saluti di Gilda Coacci Presidente dell’ANMIG Sezione di Macerata che ringrazia per la presenza: le autorità militari, il Prefetto di Macerata Iolanda Rolli e il Sindaco Romano Carancini, la parola passa ad Angelo Ventrone. Il Professore ricorda, al folto pubblico intervenuto, la data del 12 dicembre 1969. 50 anni dalla bomba nella filiale della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana, in centro a Milano. Questa data inaugura la torbida stagione delle stragi che si chiuderà dieci anni dopo con il boato micidiale del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna.

È l’Italia delle trame imbastite da gruppi neofascisti, da depistaggi, coperture, tentativi di golpe, interventi di agenzie italiane e straniere, con collusioni anche mafiose. È il periodo, ricorda il professore, della “strategia della tensione” e nell’immaginario della gente rimane un periodo fosco, di cui non si conoscono esecutori, mandanti e strategie.

La verità non è questa. In realtà le inchieste della magistratura si sono spinte molto più avanti. E che sia proprio così lo si percepisce subito dall’intervento del Dott. Pietro Calogero che ha svolto indagini sulla strage neofascista di Piazza Fontana, sul tentato golpe Borghese, per finire con l’uccisione di due carabinieri a Peteano per mano del neofascista Vinciguerra militante di Ordine Nuovo. È con l’inchiesta di Peteano che si scoprono collusioni tra magistrati, vertici dei carabinieri, potere politico e agenzie internazionali, impedendo per dieci anni la scoperta della verità di una strategia che aveva come scopo di destabilizzare il Paese e di provocare l’involuzione autoritaria in chiave anticomunista.

Una conferma ancora più evidente ci viene dal magistrato Giuliano Turone che si è occupato delle inchieste su Michele Sindona, l’omicidio Ambrosoli e la P2, degli intrecci con la mafia che porteranno all’arresto e alla condanna del boss mafioso Luciano Liggio. La parola passa poi al Dott. Vito Zincani che dopo aver indagato sul caso Parmalat è diventato esperto di terrorismo degli anni ’70 e ’80, occupandosi della Strage di Bologna, della banda della Uno bianca e delle Nuove brigate rosse condannate per l’omicidio del giuslavorista Marco Biagi.

Tante le domande del pubblico ai magistrati. Al termine, la prof.ssa Daniela Meschini, membro della Consulta nazionale dell’Associazione porta i saluti del Presidente Nazionale Ugo Betti ringraziando tutti i partecipanti. Un insegnamento da non dimenticare quello indicato dal magistrato Calogero che «l’indipendenza della Magistratura garantisce non solo la ricerca della verità e di condanne per chi non rispetta regole e Costituzione, ma soprattutto è garanzia di democrazia e di libertà per il popolo perché è grazie all’esemplare tenacia, al coraggio e alla passione civile che in misura straordinaria hanno animato l’impegno di tanti magistrati, servitori fedeli della Repubblica che in Italia è stata tenuta in vita la speranza di giustizia che è il fine ultimo della democrazia». L’indipendenza della Magistratura quindi come garanzia di democrazia e la libertà.

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