Storie di accoglienza, il percorso per famiglie di La Goccia Onlus

Si è concluso il 1 dicembre la rassegna di film proposta dal Tavolo della cultura dell’incontro, del quale fanno parte la Caritas, il Centro d’Ascolto, il Centro Missionario, Migrantes, Refugees Welcome e la Croce Rossa.

Il tema che quest’anno ci ha accompagnati è stato “Costretti Altrove”, che in quattro appuntamenti domenicali ha voluto offrire spunti per riflettere insieme e cercare di comprendere un po’ di più quali possono essere i modi migliori ed efficaci di una convivenza civile.

L’ultima proiezione è stata proposta dall’associazione La Goccia che ha scelto un cine documentario di Alessandro Piva “Pasta nera” ambientato nel secondo dopoguerra, che racconta la vicenda di più di 70.000 bambini provenienti dal sud del nostro paese accolti per una “adozione a tempo” nelle regioni del nord Italia, soprattutto l’Emilia. Storia di accoglienza, condivisione e altruismo che ci ricorda come il popolo italiano sia generoso nei momenti di maggiore necessità, come si rimbocchi le maniche e sia in grado di aprire le porte delle proprie case e del cuore a chi è nel bisogno.

Al termine della proiezione Stefano Cacciamani, docente universitario e membro dell’associazione, ha moderato i numerosi interventi dei presenti in sala. Sono state condivise opinioni, emozioni e riflessioni su una vicenda che quasi nessuno conosceva, ma che è arrivata al cuore per il linguaggio semplice e diretto di chi quegli anni li ha vissuti in prima persona.

E’ stato sottolineato il coraggio delle famiglie che lasciavano partire i loro bambini verso l’ignoto, con la speranza che potessero essere accolti con amore e sopravvivere agli stenti ai quali erano costretti in famiglia, la paura e il dolore di questa separazione che è stata superata solo dalla fiducia incondizionata verso le organizzatrici, membri dell’Unione Donne Italiane, che ha travalicato poi i limiti e le etichette politiche per divenire un fenomeno sociale.

Alcuni si sono soffermati sul ruolo dei bambini, felici del loro primo viaggio in treno, spauriti all’arrivo in un posto nuovo, riconoscenti di essere stati trattati sempre come figli e ancora commossi parlando di quei ricordi, ma anche rispettati e considerati in grado di decidere se, al termine del percorso di accoglienza, tornare a casa o restare nelle nuove famiglie.

Anche la condizione delle famiglie ospitanti, esse stesse provate dalla guerra, povere, con numerosi figli a cui pensare, è stata oggetto di riflessione, soprattutto mettendo in risalto la domanda di base che ha permesso il loro gesto: “perché no? visto che cibo ce n’era”, mettendo in risalto la loro disponibilità e l’aperturagenerosa all’altro.

Proprio l’altro ci interroga, allora come oggi, ci mette di fronte a lati di noi stessi che altrimenti non potremmo scoprire e, inevitabilmente, ci fa crescere e ci arricchisce, tuttavia questo percorso richiede fatica e rinunce, ci scomoda e ci fa spostare dalla nostra zona di sicurezza. Allora ricorriamo ad una immagine espressa da una delle protagoniste del documentario, poiché “quando due mondi si incontrano non può che esserci un arricchimento da entrambe le parti”.

In questa ottica di apertura, accoglienza e dono reciprocol’associazione La Goccia propone un corso di formazione aperto alle famiglie, ai single e a chi fosse interessato ad approfondire l’accoglienza familiare, dal titolo “La famiglia che accoglie. L’affido: una relazione che genera vita”. Il percorso, utilizzando modalità nuove, vuole offrire e condividere la propria esperienza di informazione, formazione e preparazione per coloro che intendono aprirsi all’altro.

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